Sigh

Charlie Brown imbracciò il bazooka, prese la mira cercando di non far caso al peso dell’arma e alle sue bianche, grassocce mani che tremavano. Chiuse gli occhi. Con l’indice accarezzò il grilletto cercando di capire quanto forte avrebbe dovuto pigiare per sparare. Fece uno sconsolato sospiro, chiuse gli occhi, voltò la testa a sinistra per non guardare lo scempio che ne sarebbe originato e sparò. Un solo colpo. Un unico, singolo, rumoroso, esplosivo, inaspettato, eclatante, sorprendente colpo. Sorprendente sì, ma non troppo, per alcuni.

Amarla, venerarla, temerla, subirne il fascino da lontano, scrutare le sue finestre, dal tramonto all’alba, senza mai essere ricambiato così a lungo, era stato devastante. Lucy, aveva sospirato – decisamente annoiata. Lo aveva ascoltato per anni. Era il momento di agire. Spuffando nuvolette di sigaro toscano, mentre scatarrava a tratti nella sputacchiera di stagno appoggiata sul baracchino da psicoterapeuta ambulante, gli disse che avrebbe dovuto attuare un atto psicomagico con il quale esorcizzare (e definitivamente eliminare) la dipendenza emotiva che lo teneva indissolubilmente (ma non troppo, visto che poi il bazooka entrò in scena) legato alla Ragazzina dai Capelli Rossi. Che leggesse qualcosa di Jodorowsky, per favore; che si informasse sugli atti di psicomagia, che trovasse il suo e lo compisse! 5 cents, please! Charlie sospirò e, mestamente, se ne tornò a casa. Snoopy gli posò la ciotola davanti. Charlie la prese a calci e lo mandò affanculo. Snoopy aprì la credenza, si versò dei croccantini nella ciotola, lo guardò con aria di sufficienza e ricambiò mentalmente il vaffanculo mentre usciva fuori per godersi il tramonto davanti al quale avrebbe cenato assieme a Woodstock che, nell’attesa, faticava non poco a tenere fermi i vermi che si era portato dietro, da mangiare. Charlie si buttò nella poltrona-fagiolo e pensò ad un atto di psicomagia. Qualcosa che esorcizzasse. Qualcosa che lo liberasse. Qualcosa.

Il rinculo dello sparo lo scaraventò per terra. Gli si era sicuramente dislocata la spalla destra. Non ci sentiva più. I rumori del mondo erano scappati nascondendosi dietro una coltre di ottundente silenzio. Tirò su la testa, la scosse e si rese conto di aver mancato il fottutissimo specchio nel quale, poco prima, aveva volteggiato la sua immagine. Sigh.

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