Nessuno deve piangere

Diede l’ordine che nessuno dovesse MAI PIU’ PIANGERE. Incaricò la Tear Implants di iniettare forzatamente un lacrimadetector ematodissolvente, che riconoscesse le lacrime vere dolorose da quelle di coccodrillo, nelle vene di tutti i presenti sul territorio. Una volta iniettato, avrebbe fatto parte del loro DNA. Si sarebbero dovuti ammazzare, per evitare la punizione. La Gazzetta Ufficiale emise il decreto alla velocità della luce. I ministri ricevettero un plico sigillato con ceralacca che diceva: “Il Presidente punirà CRUDELMENTE chiunque oserà disobbedirgli”. La legge fu implementata BARBARAMENTE. Le teste di cuoio femminili arrestavano e portavano chiunque osasse piangere alla Pasticceria Bellavia, al Vomero. Li portavano in aereo, bus, nave, treno, auto e pure in bicicletta. Qualsiasi mezzo doveva essere utilizzato senza parsimonia per far rispettare la legge. Li accomodavano nelle morbide poltrone di vimini del dehor di Bellavia; possibilmente in una giornata di sole; con il vento che, sinuoso, a tratti, trasportava pigramente, tra i vicoli ombrosi e profumati di ragù della domenica, gli echi delle voci delle bancarelle di Antignano. Li facevano massaggiare alle spalle da Giggino a’ artéteca. Le signorine della Lombardo Film di via Cimarosa gli asciugavano le lacrime con i fazzoletti di seta ricamati dalle clarisse di S. Chiara. Il Signor Bellavia, di pirsona pirsonalmente, serviva loro cassate, tarall ‘e pepe, pizzette, roccocò, babbà e sfogliatelle. Tutti dovevano sorridere, emettere gridolini di gioia e chiedere se volevano altro. E se avessero risposto: “Sì, mò, pensandoci bene… vorrei un po’ di ics, ipsilon ezzeta”, embè, quello doveva essere fatto IMMEDIATAMENTE per far sì che nessuna lacrima, MAI scivolasse più su quelle amate guance. Gente del Nord che aveva perso il lavoro, veniva prelevata di forza e portata al Sud a lavorare felicemente con tutta la famiglia. Chi non aveva amore, amore riceveva. Bambini picchiati o stuprati, si ritrovavano immediatamente tra le braccia delle mammane più grasse, amorevoli e profumate di Borotalco. Tra le vetrine odorose di zucchero a velo e rhum le commesse accoglievano con caftani e olio di rosa mosqueta le prostitute senegalesi che cercavano di nascondere le cicatrici di mozzicone di sigaretta sulle scure e sinuose gambe che avevano attraversato il deserto.
Nessuno più piangeva. Soddisfatto, si guardò allo specchio… e pianse.

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