Occhi di ragno, code di serpente, Dio provvedente.

A Santamariammare,  tanto tempo fa c’era “una Signora” che faceva “le cose”. Tutti andavano da lei per libberare laggente dalle possessioni;  sciogliere malocchi, fatture;  risolvere problemi d’amore, lavoro e salute (il tutto in quest’ordine). Che lei non lo diceva, ma pure Don Ignazio, ogni tanto, ci andava “dalla Signora” perché, certe volte, nemmeno lui sapeva cosa dire in confessionale, a parte: “ddièciavemmariaequàttpaternostèr”. E così, una sera, dopo il rosario, Don Ignazio, quatto quatto, si presentò. Fatto stava che un devoto credente aveva confessato atti talmente orrendamente orrendi che non riusciva nemmeno ad enunciarli. Che Don Ignazio, sentendo la voce rotta dalle lacrime, non gliel’aveva nemmeno chiesto di fargli la lista. Gli credeva sulla parola. Che si doveva pentire, sì, ma non sapeva quante preghiere sarebbero bastate ad evitargli il fuoco dell’Inferno. Che venisse il giorno dopo a riconfessarsi.

“La Signora” era stanca. Carmela ‘a purcacciola se n’era appena andata, dopo ore di recriminazioni incazzose. Aveva chiesto aiuto perchè, secondo lei, il marito (un pezzo di pane che se l’era dovuta sposare per forza – tutti lo sapevano), cornuta la faceva. Carmela voleva vedere con chi la tradiva, ‘st’infame.  Da che pulpito! Pensò “la Signora” che, come psicologi e parrucchieri, i segreti di tutti, sapeva.

Quando don Ignazio era arrivato, “La Signora” stava mettendo il tappo alla pozione di occhi di ragno per Carmela che, una volta bevutala, avrebbe potuto “vedere” il marito compiere i fedifraghi atti stando comodamente seduta, da casa. “La Signora” ascoltò Don Ignazio con un occhio chiuso. Poi esclamò: “Don Ignà! Quà ci vuole la punizione delle code frustanti di serpente! Mò ti faccio la pozione. Bevila in confessionale. Tocca le mani di questo peccatore e lui sentirà tutto quello che sentirai tu. Uomo di fede, sei! Certi sacrifici li devi fare!” Il prete annuì, mestamente.

Il giorno dopo, nel confessionale, Don Ignazio bevve la pozione davanti al peccatore. Gli toccò le mani, mentre chiudeva forte gli occhi, immaginando già il dolore delle frustate e… “vide”… sorrise… e consigliò.

Il giorno dopo, chissà come mai, Carmela ‘a purcacciola fu ricoverata per gravissime lesioni da frustate al culo.

Il giorno dopo, il marito di Carmela lasciò SantaMariammare per sempre, con il suo compagno.

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