Il flauto

Trovarono il flauto accanto alla panchina della fermata della 65, davanti a piazza Boselli, una tiepida, dolce, profumata serata di maggio. Chi aveva telefonato, urlando, diceva che c’era un flauto sulla panchina che, se lo toccavi, cascavi per terra morto. Già Pinìn, il barista della pasticceria Stella, era andato giù come una pera cotta. Poi la signora Stefania, padrona della pasticceria, accorsa in aiuto dell’anziano miscelatore di schiume di cappuccino, pure lei, era schiantata a terra (era proprio il caso di dirlo, visto che pesava più di 137chiliemmezzo e tutti sapevano dove andavano a finire gli avanzi della giornata…) dopo essersi chinata, aver voltato Pinìn e tolto il flauto dalla sua mano. Il terzo, che s’approntava a farlo, venne fermato dalla Bettina che, sbraitando come una pazza, dal secondo piano, aveva urlato: “Neeeeeeh!!!! Non ciàpàr il flauto in mano!! Che ho visto tutto, neh? Essì! Tutti e due son s-cciopà perché l’han preso in mano!!”. Che alla Bettina, là a Santamariammare, ci si credeva; visto che stava tutto il giorno a farsi i cazzi degli altri, seduta al balcone. Il maresciallo Maffiàni arrivò, lemme lemme, ‘ché piazza Boselli stava proprio dietro la caserma. Quattro carabinieri, dietro di lui, finivano la fila. Bel casino, pensò sospirando. Due cadaveri. Uno di questi stringeva in mano il flauto nero, lungo quasi mezzo metro. ‘na trentina di persone avevano accerchiato flauto, panchina e cadaveri. Padre Ignazio fermo, davanti a tutti, ansimava. Il maresciallo stette un po’ a pensare mentre tutti borbottavano aspettandosi chissà quale miracolosa azione investigativa. I quattro carabinieri sempre dietro di lui, fermi, in fila. Guardò tutti, uno per uno, lentamente. Tutti. Che aveva letto che, solitamente, l’assassino, rimane sulla scena del delitto per ammirare il capolavoro, prima d’andarsene via. Nessuno abbassò lo sguardo. Merda. Contava su quella cosa per far luce sul mistero del flauto ammazzatore di baristi e padrone di pasticcerie. Pazienza non ne aveva. Risolvere la doveva. E così, riempì i polmoni d’aria e urlò forte: “Oh, gente! Me mi son rotto le balle, neh, di questa cosa delle sere del Rosario con delitto improvvisato! Trovatevi n’altra attività parrocchiale da stasera! Che non si possono mica impiegare le forze dell’ordine per ‘ste stronzate, neh?!”

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