Fiaba vegetale

C’era una volta, nel frigorifero, una piccola carota che si sentiva tanto sola. Una mamma carina e gentile, decise di cucinarla per cena alla sua bellissima bambina… che le carote, si sa, è per cena che devono essere servite perché sono leggere e leggiadre. La carota, però, si sentiva comunque sola, nella pentola. Allora la mamma, per farle compagnia, le mise accanto dei cavoletti di Bruxelles. Che i cavoletti, si sa, son bravi a fare compagnia perchè fanno rumore; specialmente quando scappano via dal pancino, a cavallo delle puzzette. La carota, a questo punto, era molto contenta. I cavoletti, però, iniziarono a fare casino giocando a rimpiattino intorno alla pentola e urlando come tutti i cavoletti fanno. Meno uno, però… Perché lui era un cavoletto solitario. La carota, incuriosita, si avvicinò e, facendo l’indifferente, si sventolò un po’ e disse: “Uh, Signùr… che calùr in questa pentola… quasi quasi mi accomodo più vicino al bordo, accanto a te… posso?” e si appropinquò. Lui la guardò indifferente e disse: “Ma fa’ un po’ quel che ti pare…” e si scostò di qualche centimetro. Tant’è che, tra un’accòstati e uno scòstati, fecero amicizia e scoprirono che lei si chiamava Ketty la carota e lui si chiamava Ken il cavoletto; che le cappe, si sa, ci stanno bene in cucina. E scoprirono perfino che venivano dallo stesso orto, ma non si erano mai conosciuti, penzattè! Tra una chiacchiera e l’altra, a un certo punto, il timer della mamma carina e gentile suonò e lei spense il fuoco. Cavoletti e carota si rilassarono pregustando già il momento in cui sarebbero andati nel piatto della bellissima bambina per essere poi mangiati e ritrovarsi a far festa nel suo pancino. La mamma servì carota e cavoletti alla bambina che, inaspettatamente ma non troppo – perché era una stronzetta come i cavoletti, iniziò a fare i capricci. Che le carote non le voleva, che non gliene fregava della fiaba della carota e dei cavoletti di bugell e vai… a piangere disperatamente. La mamma carina, allora, la minacciò di mandarla a nanna senza cena. La figlia stronzetta rispose: “io nanna, io no calota” e se ne andò… E la mamma se li mangiò.

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