La sabbia

Ho scritto t’amo sulla sabbia con le mie giovani dita piene di speranza. E le onde del mare, dispettose, se lo son portato via, lettera dopo lettera, come un umido valzer ballato dal mare e la rena. E allora ho preso le alghe autunnali, quelle marroni e lunghe che ci cammini sopra e ti sembra d’affondarci dentro. Le ho intrecciate e ci ho scritto t’amo, posandole sulla sabbia per ammirarle. E le onde del mare, dispettose, l’hanno sciolte per farle tornare libere, tra i salati riflessi verdazzurri. E allora ho raccolto patelle multicolori, una ad una, staccandole con rabbia dagli scogli, svuotandole senza pietà del loro vivo, flaccido mollusco. E c’ho scritto t’amo, sulla sabbia, con le patelle. Ma gli schiumosi flutti, dispettosi, si sono ripresi ciò che era già loro avvolgendo gelosamente le lacere conchiglie, una ad una. E allora ho raccolto variegati pezzi di legno, burattati dalla sabbia, portati sulla riva dalle violente tempeste invernali e ci ho scritto t’amo, sulla sabbia e ce li ho ben affossati, perché, si sa, più tu affossi qualcosa, meno essa si può muovere. Ma le onde, dispettose, una notte di luna piena, sono arrivate con l’alta marea e li hanno fatti galleggiare fino al largo, che mai più nessuno li ha visti. E allora ho raccolto sassi bianchi con la riga nera in mezzo. Che dicono che porti fortuna, quella riga, se gira tutta intorno al sasso bianco. E c’è voluto tempo, per raccoglierli, quei sassi. E poi ci ho scritto t’amo sulla sabbia, con quei sassi levigati dal tempo, dal sale e dall’inarrestabile scorrere dei giorni caldi e delle notti profumate di bouganvillea. Che i sassi, si sa, sono pesanti da portare via. E questa volta, credimiammè, ero sicura d’averlo scritto bene, ‘sto fottutissimo “ti amo” sulla sabbia. Ma le onde, dispettose, sapevano che la sabbia, CHE NON E’ CEMENTO, se intrisa delle loro gocce, le avrebbe lasciate passare, per separare i sassi che, liberi, sarebbero scivolati, sulla battigia, onda dopo onda, fino alla scogliera. E così è stato.

Che non è vero, alla fine, l’ho capito… che ciò che Dio unisce, l’uomo non può separare. Perchè, Dio, nulla unisce; ma, tutto, lascia libero d’essere.

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