Il solaio

Aprì il portone lentamente; lasciandosi dietro la notte gelida e piovosa. Accompagnò la pesante porta di vetro chiudendola con un leggero “click”. Non doveva far rumore. Il vecchio zerbino della portineria accolse, come sempre, le suole delle sue scarpe lise. Le sfregò freneticamente. Non doveva lasciare impronte. Non poteva. Entrò nell’ascensore pigiando l’ultimo tasto, in alto a destra. Aspettò un po’, prima di uscire. Si accinse a fare le ultime due rampe di scale che portavano al solaio. Strinse, tremando, la chiave. Ogni sera arrivava la paura. Non aveva avuto scelta. Temeva cambiassero la serratura. L’avevano cambiata due anni prima perché gli zingari (sempre loro, no?) erano entrati in casa della Sombrosi rubandole tutto l’oro. Sì, gli zingari. Quelli cercano sempre l’oro. Del resto se ne fottono, i bastardi, no? Ma gli zingari hanno le chiavi dei portoni? Ma quanto oro aveva, la Sombrosi? Vecchia balorda col barboncino, che manco s’era svegliato ad abbaiare, ‘sto cretino. Lo trattava come un figlio. Lo acconciava con nastrini colorati, occhiali da sole, vestitini a pois. Una volta l’aveva visto trotterellare davanti al bar dei cinesi con bocchino e sigaretta spenta (meno male!) tra le mascelle. Roba da pazzi. La gente fa davvero le cose più disparate… e disperate. Contò gli scalini. Sedici. Infilò la chiave. La porta si aprì. Dio grazie. Dio buono del Paradiso, grazie anche stasera. Non accese la luce. Andò a tentoni. Seconda porta a sinistra. La sollevò un pochino, aprendola, per evitare che scricchiolasse. Accese la torcia. Si voltò. Tirò il catenaccio sospirando con gratitudine, mentre chiudeva fuori il mondo. C’era tutto: bicchiere e bottiglia d’acqua nella bacinella, il materasso posato sul telo di plastica, la trapunta pulita, nonostante tutto, due scatole di plastica con i vestiti lavati e asciugati alla lavanderia a gettoni di Via Rembrandt e il cibo della Caritas. Si sdraiò. Chiuse gli occhi. Infilò la mano sotto il cuscino e sospirò, felice, quando toccò la cornice. Non aveva bisogno di guardare. “Vide” con il cuore. Lei e Giacomo, sorridenti, sul divano che avevano portato su, assieme, al quinto piano di quel palazzo tanti anni prima… prima che il diavolo e la morte bussassero alla loro porta.

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