L’ultimo amore

Era l’ultimo amore. Lo sapeva. Da bambina, sulla 65, seduta accanto alla mamma, una zingara con gli occhi storti, le aveva detto. “Toh, ecco un ultimo amore. Era da un po’ che non ne vedevo. Brava bambina…”. Sua madre, temendo gliela rapisse, aveva insultato la vecchia ed era scesa prima. E così era stato. Dai 26 anni in poi. Ora aveva quasi 75 anni e, di ultimi amori, ne aveva vissuti tanti; proprio tanti. Di tutti, era stata “l’ultimo amore”. Il primo era stato un muratore calabrese con il quale condivise l’anima. Si guardavano, si sorridevano, si raccontavano cose dei loro paesi. Mai la toccò. Le diceva che aveva un posto speciale nel suo cuore. Un posto solo per lei. Che solo a vederla, lui era felice davvero, come se fosse di nuovo in Calabria, al mare. Lei sorrideva e arrossiva. Lui sorrideva di nuovo. Poi, un giorno, cadde dal settimo piano. L’amore non ha logistica. Poi ci fu quel professore universitario che voleva divorziare per lei. Non ne ebbe mai il coraggio. Disse il suo nome prima di spirare davanti alla moglie ottantenne che non aveva mai voluto vedere. L’amore non ha età. Poi c’era stata la portinaia di via Centonze. L’amore non ha sesso. Poi c’era stato Olugbenga, che voleva portarla in Nigeria. L’amore non ha colore. Per così tante volte, fu l’ultimo amore. Per così tanti cuori, fu l’ultimo amore. Aveva tenuto conto. Un ultimo amore, deve tenere conto. Perché, dopo un certo numero, bisogna stare attenti, se sei l’ultimo amore. Non sapeva perché, ma doveva stare attenta. Un giorno, iniziò a guardare solo per terra. Che se guardi la gente negli occhi, rischi di brutto, sai. Un pomeriggio d’inverno camminò fino alla fine del molo, sempre con gli occhi bassi. Gli spruzzi delle onde del mare lambirono le sue vecchie Clarks marroni. Tirò due o tre madonne. Si accovacciò sul bordo di legno per togliersele e ripulirle. Mentre lo faceva, il sole spuntò, inaspettato. Un raggio le accarezzò i piedi nudi. Alzò lo sguardo. Il mare. Dio, quanto era bello, forte, immenso. Sospirò, con una scarpa in mano, ad ammirarlo, ascoltarlo, annusarlo, riempirsene i polmoni, sentirselo dentro. Poi, il legno cedette.

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