Tutte le mattine

Si svegliò incazzato. Doveva chiederlo alle donne. Fece la doccia, come fosse un rituale ancestrale, preparatorio al più oneroso dei sacrifici. Lo lavò bene, dopo averlo insaponato accuratamente, fino all’ultimo centimetro di pelle dello scroto, ormai penzolante e immemore delle gioiose, giovanili ore intrise di rimorso, trascorse ad amarsi. Chissà se pure alle donne veniva da pisciare, durante la doccia. Lo cercò, per urinare velocemente, cercando di mirare allo scarico. Faticò a trovarlo. Bizzarro: si “rattrappiva” sotto l’acqua fredda. Scompariva dentro le pieghe di sé stesso e da lì non usciva fino a quando non aveva l’assoluta certezza che non ci sarebbero stati shock termici. Lo sciacquò bene. Gli diede una leggera pacca di incoraggiamento, dopo averlo soppesato per qualche istante nella mano destra. Lo accarezzò lievemente con il pollice prima di lasciarlo penzolare di nuovo, tra le stanche gambe. Doveva trattarlo bene. Del resto, sarebbe stato l’argomento del giorno. Indossò le mutande 100% cotone che gli arrivavano in vita che aveva ritrovato la sera prima, per caso, nella metà vuota del comò. Forse era stata quella, la goccia che aveva fatto traboccare il vaso. Forse, invece, ne aveva solo i coglioni pieni. Erano anni che portava i boxer. Non aveva mai avuto il coraggio di dirle che gli stavano letteralmente sul cazzo; che li odiava, che trovava difficilissimo tirarlo fuori da quelle mutande di merda, in poliestere pseudo cotone, ogni volta che doveva pisciare. Si fece la lunga barba di tanti giorni lentamente. Si profumò. Indossò il completo delle riunioni. Fuori casa, decise che avrebbe fermato la quinta donna. Così, senza criterio. Le si parò davanti, a gambe larghe. Lei lo guardò stupita. Le puntò l’indice. Urlò: “Cosa cazzo ne sapete voi di cosa vuol dire essere uomo? Eh? Delle responsabilità che questo cazzo in mezzo alle gambe ci da? Delle lacrime che non possiamo piangere? Delle cazzate che dobbiamo dire, fare, ricordare, nascondere, affrontare per sembrare sicuri quando non lo siamo? Ma tu lo sai che cazzo vuol dire essere uomo? Tutto il dolore che ci accompagna? Che per noi non ci sono giustificazioni? Eh, lo sai? Eh?!” Lei alzò la mano lentamente, per zittirlo. Lo guardò negli occhi e disse: “No. Parliamone.”

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