Nessuna redenzione

Un genitore di merda. Sei stato un genitore di merda. Non hai fatto quello che dovevi fare: detto quello che dovevi dire; abbracciato quando dovevi abbracciare; consolare quando dovevi consolare; redarguire con amorevole logica, scevra da interessi malcelati; fidarti con cieco amore aprendo porte invece di tarpare qualsiasi opportunità di crescita, evoluzione, diversa dalle tue. Odio? Non ti odio. Vorrei esistesse un verbo tipo “essere rabbiosi fin dentro all’ultimo dei propri geni, nei tuoi confronti”. Non è odio. È rabbioso dolore. Nessuna redenzione per qualcuno come te. Devo capire queste due parole: genitore e rabbia. Queste parole che, come sozze piattole, restano agganciate con i loro artigli alla mia anima impedendomi di fottermene e proseguire. Genitore: generare; coloro che generano. Ok, m’hai generato e basta. Non stava scritto da nessuna parte che dovevi pure essere una GUIDA, seppur imperfetta, ma amorevole. Alcuni sono fortunati, altri no. Io NO. Con questo, ora, posso PROVARE a farci pace. Mentre scrivo queste parole, sento puzza di fogna. Sarà l’inconscio mio che fatica perfino a immaginare di provarci. Vedremo. Rabbia: rabies/has = agire con violento impeto. Ok, è vero. Vorrei smembrarti a morsi, ringhiando, come una iena che strattona violentemente la carcassa lasciata dai leoni, facendo schizzare sangue ovunque. Vorrei farti così tanto male, quanto ne hai fatto a me. Sfruttarti facendoti lavorare da bambino, invece di godere dell’infanzia che mai potrò rimpiangere. Frustarti come mi frustavi tu, coi nerbi che intrecciavi, fatti d’intestino di bue comprato dal macellaio sotto casa o con quella bella cinghia la cui fibbia imprimeva dolorosi lividi sulle mie cosce. Vorrei farti piangere le lacrime che ho pianto oggi, 40 anni dopo, al ricordo di quando mi hai fatto ammazzare quei gattini appena nati perché non volevi rotture di cazzo dalla gatta che avevo raccattato per strada ed era rimasta incinta. L’aiutai a partorire. Ad ogni gattino che partoriva l’imploravo, piangendo disperatamente, di non partorirne più. E quando li ho affogati, che li sentivo muoversi, nell’acqua del lavandino del bagno… quello vorrei tu provassi. Vorrei affogare te, come loro. Vorrei essere capace di pensare che possa esistere redenzione, per merde come te. Ma so che così non è. E lieta, ne sono.

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