Fede…

Padre Ignazio chiuse il portone della chiesa sospirando. Altro giro, altra messa, altri peccati, altre assoluzioni. Appoggiava lentamente lo spegnimoccolo sulle candele, mentre pensava al pubblico del vespro. Tre vecchie balorde, assidue mangiatrici d’ostia irrancidita. Erano 25 anni ch’era stato ordinato. Così giovane, così illuso che Dio gli avrebbe dato la possibilità di redimere il mondo intero. E mò ci sta… 25 anni dopo, a seguito di centinaia di confessioni, matrimoni,  battesimi e altrettanti funerali, s’era reso conto che nessuno poteva essere salvato. “Siamo tutti stronzi che facciamo stronzissime stronzate…” pensò con una smorfia. “Certo, la mia fede rimane ma, un po’ di bene, in questo mondo, no? Ma questo Dio, dov’è? Cheffà?”. All’ultima fila di panche raccattò ben 5 cartine di caramelle Rossana. Sapeva chi era la balorda insozzante. L’Annina, quella con la gobba e le gambe secche che, quando cantavano il Gloria, steccava da farlo rabbrividire. Domani l’avrebbe portata in canonica a pulire e spolverare tutto il giorno. Le avrebbe detto che Dio così aveva voluto perchè Dio sapeva chi, a Santamariammare, lasciava le cartacce delle caramelle Rossana tra i banchi della navata, proprio davanti all’abside. Sai la faccia a peperone che avrebbe fatto l’ingorda? Già se la rideva… All’ultima candela da smoccolare, scese il buio. L’ombra fresca accolse il riverbero del tramonto attraverso i mosaici di vetro colorato che ricoprivano la volta. “Ignazio”, sentì… “Ignazio, figlio mio”. Si guardò intorno, spaventato. Nulla. Terrore. Lo spegnimoccolo fece un rumore assordante, cadendo sui lastroni. Strinse le mani, conficcandosi le unghie nei palmi. “Ignazio, figlio mio degenere…” Terrore, sgomento… Cadde in ginocchio rendendosi conto di essere proprio al centro di un fascio di luce accecante, proveniente dal nulla, dietro di lui. Tremava violentemente, il corpo paralizzato, . “Mio Signore! Mio Dio Onnipotente!!” esclamò singhiozzando, prevedendo l’ira divina causata dalla mancanza di fede espressa col pensiero, poco prima. La luce splendeva di più, quando le parole scendevano dall’alto. “Mio Dio e mio Signore, una bella pippola, Ignazio!! Guardami!” Faticò a sollevare la testa. Lo vide. Tutti gli altri attorno: Buddha, Gesù, Visnu, Maria, Santa Rosa e Sant’Ersilia (quote rosa…). “La prossima volta che mi nomini per le cartacce delle caramelle Rossana, te la brucio, ‘sta chiesa!”

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