Firmato…

T’ho vista, sai? T’ho vista quando litigavate. Hai aperto la finestra urlando: “Me ne fotto della gente che sente!”. Quella è stata la prima volta. T’ho vista quando sei andata via, sbattendo la porta. Sei salita in auto, tornando 2 giorni dopo. Chissà dove sei andata. T’ho vista che sorridevi dicendo: “Signora Canova, a 85 anni non può fare le scale, si faccia aiutare!”. Quando sorridi tu, sorrido anche io, sappilo; ma mi rimane qualcosa qua, nel ventre, che s’annoda e mi fa smettere di respirare, sappilo. T’ho vista portare giù la pattumiera. Non sono d’accordo. Sappi che dovrebbe essere lui a farlo. Ognuno deve fare il suo. Lui deve fare questo. Ti deve facilitare la vita, perché tu faciliti la sua. T’ho vista cucinare la lasagna, che tanto ama. Certo, t’ha fatto i complimenti ma… le parole nascono, vivono e muoiono avvolgendosi intorno al tempo di pronunciarle. Qua, a Santamariammare, i fatti, quelli contano. I fatti si dipingono col sangue sulla tela della nostra vita. E, quando il quadro è finito, puoi vedere chiaramente cosa è stato o non è stato fatto. Non è un quadro astratto, sappilo. Non giudicherai tu, certo. Ma i fatti contano, null’altro. T’ho vista quando sei rimasta incinta e facevi le scale con la spesa. Un piano di scale è niente, mi dirai, ti conosco. Ma la spesa non avresti dovuto farla tu, lo sappiamo. T’ho vista quando piangevi, sul balcone, perché lui t’aveva detto che non voleva quel bambino. T’ho sentito rispondergli: “Fottiti. Vattene tu. Down o non down, io me lo tengo! Una merda come te non la voglio accanto.” Brava, ho pensato. Ma poi ho sentito il rumore degli schiaffi. Quelli, no, davvero. Quelli proprio no. T’ho sentita cadere per terra. Volevo ammazzarlo. Ma non l’ho fatto. Ora, però, stai per partorire. Ho sentito che domani ti fanno il cesareo perché il bimbo è podalico. Porello… non vorrà uscire per tutto il dolore che ha sentito finora. Allora, ti scrivo solo per dirti una cosa: vieni da me. Ti proteggerò io. Finora ho potuto solo tagliarli le gomme, sabotargli il motorino e altre cose di cui non mi vergogno. Ora però, basta. Vieni.

Firmato: Signora Canova.

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