La Signora

Tutti, prima o poi, andavano da lei. La chiamavano “La Signora”. Facevano i fighi che, chiamandola così, sembrava la conoscessero bene. In realtà, nessuno sapeva il suo nome. Era arrivata a SantaMariammare un giorno d’estate, circa 20 anni prima. Aveva comprato in contanti il negozietto davanti alla canonica di Don Ignazio. Vendeva scacciapensieri fatti da lei con conchiglie, alghe e legni che il mare adagiava sulla battigia, durante le tempeste. La si poteva vedere raccoglierli, d’inverno, mentre passeggiava lentamente nella luce del tramonto. Il negozio, prima, trattava mangimi. Ora, tutto bianco e toni d’azzurro, con le reti da pescatore, le conchiglie che chiacchieravano allegramente, sospinte dal vento gentile della marina, le alghe verde scuro e i sassi sparsi ovuque, attirava la gente che entrava per godere dello spettacolo visivo e uditivo. Lei sedeva silenziosamente al bancone, lavorando sull’ennesimo scacciapensieri e sorrideva. Mai che avesse obbligato a comprare o pagare per quello spettacolo della natura. Un bel giorno qualcuno (non si seppe mai chi) disse a qualcun altro che “La Signora” faceva le carte e le pozioni magiche “ma solo cose benefiche, neh?”. Non si fece mai pagare per le prestazioni, ma solo per il materiale. I giri di carte li faceva gratis. Il giorno dopo arrivò la prima cliente. La signora Canova voleva sapere se poteva separare due persone sapendo che una era cattiva. “La Signora” spiegò che non faceva certe cose. Un giro di carte però sarebbe stato utile per sapere se poteva aiutare chi ne aveva bisogno, in quella coppia. E così fu che essere “La Signora” le portò più guadagno del negozietto di conchiglie; ma a lei poco importava. Don Ignazio era suo cliente, ma non per proprio tornaconto. Gli faceva da consulente. Che la gente, in confessione, ne diceva di palle pur di prendersi meno Paternoster da recitare. “La Signora” l’aiutava solo a capire. Quella sera, bussò alla porta l’unico che non s’era mai recato da lei: il maresciallo Maffiàni. Lo aspettava da 20 anni. I cuori battevano a mille. “Hai vinto tu. Rincorrermi attraverso i secoli non t’ha stancato, eh? Allora, che si fa in questa vita?” Sorrise spostandosi di lato per farlo entrare. “Sarò tua madre. Ne avrai bisogno.”

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