Il filo

Un filo sottile, biancastro, usciva da un molare. E lo tirava, tirava, tirava. Puzzava di marcio misto a pus… simile all’odore dei Fonzies, mai sentito? Roba schifosa… Più lo tirava, più non finiva. Più non finiva, più si schifava, ma era contento di tirarselo via. Come quando sei a una festa, hai una caccola dura proprio là, in fondo alla narice destra e cerchi di non farti vedere mentre te la togli perché non puoi più aspettare. Che il solo pensiero di averla là, ferma, ti fa impazzire. Succede… Sembrava che quel filo fosse stato nel molare in basso a destra per secoli. Finalmente, con uno stecchino, era riuscito ad acchiapparlo. Sai quella sensazione di qualcosa che sta tra la gengiva e il fottutissimo dente e tu non riesci a tirarlo via? E la soddisfazione che si prova quando fai quell’ennesimo, ultimo risucchio e riesci ad afferrarlo con la lingua e mezza guancia? Ecco, proprio quella cosa là. L’aveva pinzato tra pollice e indice. Ora lo stava tirando a due palmi, con le mani, una dietro l’altra, come se stesse strattonando la fune di nave in procinto di attraccare alla bitta del molo. A metri, tirava e lasciava cadere il filo maleodorante per terra. Una puzza di marcio che veniva da dentro, incredibile. Si stava formando una montagnetta di filo, tanto ne stava uscendo. Era così soddisfatto d’esserci riuscito. Ogni strappo di filo dal dente, si sentiva più libero, più pulito, più a posto. Sapeva che non sarebbe durato molto, ma doveva farlo. Ogni tanto risucchiava la saliva che impastava il cavo talmente da non poter quasi respirare. Un po’ di muco scese giù per la trachea; chissenefotte, aveva il filo in mano, ormai. Non poteva più rientrare. A un certo punto sentì che stava per arrivare la fine. Che lo senti quando i fili stanno per arrivare alla fine, no? Si fermò, perché aveva percepito l’ultimo lembo. Guardò a terra. Ai suoi piedi, la montagnetta di filo marcio puzzolente era alta più di un metro. Osservò le proprie mani, sudaticce e puzzolenti anche loro, pronte per essere lavate. Sospirò di sollievo e tirò. Fine del filo. Fine di tutto. Minchia, che incubo, pensò svegliandosi.

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