MAIUSCOLO

Di tutte le cose… Delle poche parole che le dicevi, che rimbalzano tra una piega del cuore e un angolo dell’anima; di quelle che non le dicevi, che si nascondono timorose nel buio del razionale, solo una cosa rimane, tangibile e viva… diversamente da te. Una sensazione. Pioveva. Quel poco e bene che bastava per bagnare le strade e sporcare ancora peggio le carrozzerie delle macchine. Era mattina presto. La città ingolfata dai miasmi delle auto e dei primi giorni di riscaldamento. “Davanti alla fermata del 24”, avevi detto. Era in ritardo. Stavi fermo, sotto la pensilina, chiedendoti quale inenarrabile follia t’aveva fatto pensare che una come lei, proprio te, poteva volere. Così bella, così amorevole, così vivace, così tanto… tanta. Sì, era tanta… glielo dicevi spesso. Rispondeva correggendoti sulla grammatica, ma sapevi che lo faceva perché non era capace di accogliere i complimenti. Certa gente, che ha tanto sofferto, i complimenti non sa accoglierli, si ACCOGLIERE. Bisogna essere aperti dentro e fuori di noi per poter accogliere le belle parole, le lodi, gli apprezzamenti; per fidarsi e credere che, DAVVERO qualcuno ci sta dicendo qualcosa di bello che è SOLO ed unicamente per noi, SINCERAMENTE. Il fatto è che l’anima di chi è stato malmenato, deturpato intimamente, umiliato, offeso, leso, ferito, abbandonato, usato e poi di nuovo, abbandonato, sa cosa SIGNIFICA fidarsi per un momento per poi essere rigettati, nuovamente, come vomito abominevole, nel baratro del disamore. Ed è per questo che, raramente, apre le porte a chi, magari stupidamente, osa AMARE. Ti chiedevi se sarebbe mai venuta. Non avevi comprato fiori, per non doverli buttare, casomai t’avesse bidonato. Più tardi, naturalmente, te lo rimproverò. Tipico. Poi arrivò quell’sms. Forse… è in quel momento che hai capito di essere irrimediabilmente innamorato. “Non sono in ritardo. Ti sto guardando da 19 minuti. Bello quell’ombrello trasparente, bella giacca… bello pure il tuo sedere!” Quel ricordo scaldò, nel tempo, i momenti orribili. La cercasti ovunque, tra la folla… nulla. Improvvisamente, una mano si intrecciò alla tua. Quella sensazione di completamento, senza mai averla guardata. Quella sensazione di unione, finalmente. Com’è più quella cosa delle anime gemelle? Non la ricordi più. Non fa niente… Solo mano nella mano.

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