Non voglio innamorarmi mai

Il ristorante si chiamava Pace e Bene. Era situato all’uscita dal casello dell’Autostrada del Sole. La gente di Santamariammare c’andava per il soffritto d’interiora di Dumminico, il napoletano. Quella salsina piccante, scura come il sangue rinsecchito delle bestie, con il rosso del peperoncino dipingeva le labbra di chi aveva il coraggio di mangiarne anche solo un boccone. C’erano i giorni (il fine settimana) per le persone “normali” e quelli per “gli altri”, che erano le prostitute e i delinquenti che bazzicavano là intorno. L’accordo era tacito. All’uscita dal casello si facevano gli affari migliori. Di notte, le fiamme delle gomme che bruciavano, spargendo fumo nero nel buio, illuminavano le cosce delle donne che si vendevano per cinquemilalire. Maria la cecata portava degli occhiali spessi, ch’era miope assai e una parrucca bionda, sebbene avesse capelli castani bellissimi. Andava di moda così a quei tempi. Barcollava sugli zatteroni che sostenevano le cosce tozze coperte lascivamente da una minigonna a scacchi. Passeggiava avanti e indietro, pregustando il soffritto di Dumminico che avrebbe mangiato tra poco. Sperava di farla franca, quella notte. Le ragazze giovani attraevano di più. Invece, proprio in quel momento, si fermò una Giulietta blu scuro. La frenata fece cascare degli Stereo8 dal cruscotto. Il finestrino si abbassò e la musica l’avvolse. Smise di respirare. “Maria, sali che ti porto a casa”. Tremò leggermente. “Non c’è bisogno, grazie. Ho la bicicletta.” Lui schiarì la voce. “E portiamo pure la bicicletta”. Bella merda essere donna, prostituta, piccola e con la parrucca bionda. “Grazie ma vado prima a mangiare da Pacebbene con Duca… che c’andiamo assieme.” L’usava solo in caso di pericolo. Un pappone a qualcosa doveva pur servire, no? La Giulietta sgommò rabbiosamente mentre Gianni Nazzaro urlava che per far l’amore ci vuole l’emozione.

Padre Ignazio era scorato. Guardava la bara. Celebrare il funerale di Maria la cecata, quasi 50 anni dopo ch’era scomparsa, lo deprimeva. Non si può seppellire chi t’ha insegnato la parola orgasmo. Ritrovati i resti, per caso, durante la demolizione del Pace e Bene, l’avevano riconosciuta per la parrucca, superstite petroleoso degli anni ’70. Maffiàni entrò in canonica improvvisamente, facendolo sobbalzare. “Daniele, conosci la parola bussare?” “Ignà… non puoi seppellirla. È stata uccisa.”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...