Our Fair Lady

Pausa pranzo. Pochi soldi, tanta fame. Ordinava chips e lemonade… che a Milano erano patatine fritte e gazzosa. A Londra pure. All’epoca si poteva ancora fumare nei pub. Due vecchietti la osservavano da lontano, si scambiavano sguardi complici parlottando tra di loro. Ogni sacrosanto giorno. Li aveva lumati da un po’, ‘sti guardoni. Maniaci. Di vecchietti maniaci, a Londra come a Milano, ce n’erano eccome. Erano mesi che pranzava al JD Wetherspoon di Shepherd’s Bush. Con una sterlina s’abbuffava di patatine, beveva una gazzosa, fumava 3 sigarette e stava al caldo, che fuori nevicava di brutto. Amava starsene rannicchiata tra i lisi velluti profumati di sigaro e birra guardandosi intorno, nel pied à terre del pub. Non sedeva al piano terra perché c’era troppo casino. Di sotto ci stavano gli inglesi che discutevano di cricket, politica e la regina; non i turisti. Di sotto… Come i topi nelle fogne, che tutti pensano siano luoghi disgustosi ma, in realtà, contengono tesori. Sai quanti anelli caduti nei lavandini? Vabbè… La settimana prima di Natale, uno dei due vecchietti le si avvicinò mentre stava per mozzicare la prima patatina. La guardò lascivamente. Era già pronta a sferrargli un calcio nelle palle prima di correre di sopra; quel giorno c’erano solo loro tre. Fu sorpresa dal balbettìo scozzese: “Mi perdoni se la disturbo. Io e il mio amico Albert… ecco…. È sempre da sola… sembra triste. La prego non si offenda… se desidera… vorremmo invitarla a pranzare con noi. Il suo accento è strano… non siamo riusciti a capire da quale contea arrivi… mi perdoni.” Pranzò con loro per molto tempo. L’aspettavano trepidanti. Li aspettava, trepidante. Condivisero passato e presente che diventava futuro, con amore, conoscendosi. Se ne rese conto solo anni dopo. Scelsero assieme i numeri che lei giocava alla lotteria, ogni settimana per tutti e tre. Ted, che mai l’aveva fatto, festeggiò il suo compleanno solo per lei, con tortina e candelina comprati da lei. Albert faceva il falso marpione per farla ridere, sfoderando la dentiera ingiallita. Ted, le raccontava della guerra e del mestiere d’insegnante. Quando fu ricoverato, andò all’ospedale ad imboccarlo. Un giorno, prima di scomparire per sempre, lasciarono un biglietto: “To our Fair Lady…”.

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