Massimo

Massimo Caneva si mise in fila dietro agli altri operai. Mastro Umberto stava assumendo per un palazzo molto alto che doveva essere costruito in piazzale Loreto. Palazzo di fuoco, l’avrebbero chiamato. Si strinse la cinghia, lisciò i capelli unti di brillantina e scracchiò qualche metro a destra, mentre, veloce, nella nebbia, passava un tram. Mastro Umberto l’assunse ricordandogli di non fare tardi, il giorno dopo. Tornò a casa felice perchè s’era sposato da poco e Fernanda era già incinta. Certo che avrebbe aspettato un po’, eh… ma, se Dio ti benedice con dei figli, mica li puoi rimandare indietro dicendo che hai solo ventidue anni, no? Entrato nella portineria che condividevano con la mamma di Fernanda, l’accolse la voce di Modugno che salutava la sua bambina. Avevano ricevuto il giradischi come regalo di nozze. Quel disco l’aveva comprato lui, alla moglie, per il suo compleanno. La prese in giro dicendole che l’avrebbe consumato, a forza di ascoltarlo. Lei si schernì e lo abbracciò felice alla notizia del lavoro ottenuto. Era orgoglioso d’avere, finalmente, un lavoro perbene. Non voleva ciondolare in portineria tutto il giorno, a dipendere dalla suocera. Era un uomo, lui… Mica un lacché! Fernanda era una buona tosa che non aveva pretese. Diceva di volere almeno tre figli, che s’immaginava una bella casetta, magari a Monza, che le sarebbe piaciuto andare in viaggio di nozze a Diano Marina, un giorno, chissà… E lui, felice, si vedeva invecchiare con lei, comprare una macchina, comprarle altri dischi, portarla in campagna e fare l’amore con lei ancora mille milioni di volte che, quando la guardava, gli veniva una cosa dentro che non si può spiegare. La mattina dopo si presentò prestissimo. Mastro Umberto gli diede da salire sull’impalcature e passare i cavi d’acciaio da intrecciare perché quel palazzo sarebbe stato costruito con il calcestruzzo armato, mica caccole fritte, eh? Non l’aveva mai vista una colata di calcestruzzo. Fino ad allora aveva aiutato in campagna. Così, si sedette sul bordo dell’impalcatura e aspettò la gittata. Quella sera, l’avrebbe raccontata a Fernanda, sicuro! In quel momento, da qualche parte, sgusciarono le note di “Ciao, ciao bambina, un bacio ancora…”. Si girò di scatto, sorridendo, e cadde nella colata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...