Consapevolezze marine

Dietro di me ondeggia il glicine illuminato dalla luna piena che s’allunga, con le sue delicate e stanche braccia, sul mare scuro, fino ad arrivare alla riva, dove io sono seduta a terra. È un’opera d’arte questo mio cercare di tenere i piedi accanto alle onde che, timidamente, si spandono sulla battigia al punto da esserne sempre bagnati, pur cercando di tenere il resto del mio corpo asciutto, sulla rena. È tutto così stupefacentemente bello. Non voglio condividerlo con nessuno. Ne sono gelosa. Non mi sento in colpa. È mio. Me lo merito. E comunque, come si potrebbe convogliare quello che sto sentendo, provando ora? Non m’importa di fotografare, registrare, postare o parlare. No. Voglio semplicemente essere io, ora, qua. Vabbè… forse, PER RENDERLA PERFETTA O, MAGARI, MIGLIORE… ci vorrebbe qualcuno accanto che percepisse la stessa cosa, la stessa emozione di gratitudine infinita, bellezza che pervade e fa capire cosa sia la felicità, nonostante tutto. E quel qualcuno, comunque, dovrebbe stare zitto. Sì, zitto. Non abbiam bisogno di parole, noi… se siamo davvero NOI. Ci guarderemmo negli occhi, complici. Ci abbracceremmo, consci e consapevoli dello splendido dono fattoci dalla natura. Sospiro e sorrido, scuotendo la testa. Il mare m’accarezza ad ogni suo battito di cuore. Ogni onda che si sussegue sulla riva è un battito di cuore del mare. Ne sono ipnotizzata. La schiuma si dilegua sul collo dei miei piedi che affondano nella sabbia ad ogni spinta della marea. Sto facendo l’amore con il mare. Sto abbracciando il mare. Il mare. Ogni scintillante sfavillìo della luna che s’adagia sui flutti oscuri sembra sorridermi mentre s’allunga verso di me. Aspetta! Cos’è che ho appena pensato? “per renderla perfetta o, magari, migliore” ho pensato, giusto? È proprio questo che ho pensato? Davvero? Sgomento e felicità. Sgomento felice. Sgomento. Mi si blocca il respiro in gola. Inizio a piangere. Ci sono finalmente riuscita. Sono riuscita ad essere felice, nonostante tutto. Sono riuscita ad essere felice IO DA SOLA pensando che, magari, qualcuno avrebbe potuto renderla migliore, questa mia felicità, ma che NON NE SAREBBE ASSOLUTAMENTE STATO LA CAUSA O NECESSARIO PER RENDERMI FELICE, QUESTO QUALCUNO, capisci? Mi alzo, corro e mi tuffo, ridendo. Questo è ancora meglio.

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