Vanessa Cardui

Si chiamava Vanessa Cardui. Nacque una mattina d’inizio estate, nel deserto del Sahel, ai limiti d’In Guezzam, l’ultimo comune algerino prima del Niger. Un vecchio pastore sdentato era andato a fare pipì accanto allo stagno maleodorante. A fatica srotolò le ali, uscendo dal bozzolo, mentre sentva il muezzin chiamare per il Fajir. S’era piazzata tra i rami d’acacia spinosa che ora stavano fiorendo. I candidi stami, simbolo d’innocenza e d’amore platonico, s’intersecavano sotto la luce del primo sole. Sbattè velocemente le ali. Fece un saltello in avanti. Si rese conto che altre migliaia come lei stavano facendo la stessa cosa. Era il momento. Si guardarono tutte negli occhi composti e poi, spiccarono il volo, assieme. Il pastore smise di pisciare, stupito. Ringraziò Allah per la visione esclamando estaticamente: “MashAllah!!”. Arrivate ad Orano, qualcuna di loro non ce la fece e morì dalla stanchezza adagiandosi sui tetti di calce come le foglie secche d’autunno. Un terzo del viaggio era fatto. Dovevano attraversare lo stretto che le avrebbe portate in Spagna. Durante il tragitto aveva fatto conoscenza con una sua omonima che continuava a ciarlare. Lei, invece, stava zitta e osservava Ain El Turk: le signorine vestitissime e gli uomini che, invece, facevano il bagno con gli short e bevevano tè alla menta ascoltando Cheb Hasni che cantava Mat Te Bkiche. Il mare la spaventò enormemente. Tanto che volò in frettissima, pur di toccare di nuovo terra. La notte si fermarono a Toledo. I bambini di un orfanotrofio ne acchiapparono un bel pò. Vanessa riuscì a sfuggire agli agguati arrancando su per una collina. Da lassù vide le luci e ascoltò la musica che tanto diversa non era da quella che aveva ascoltato ad Orano. Attraversarono i Pirenei a fatica, incrociando dei sardi che facevano il cammino di Santiago. A Saint-Valery-Sur-Somme si riposarono ancora per una notte, prima dell’ultima traversata. L’istinto primordiale le guidava, il vento caldo le accompagnava. I profumi, ora, erano più forti ed invasivi. Bisognava volare più in alto, per non esserne sopraffatte. Chiuse gli occhi e volò senza fermarsi mai mentre sentiva per l’ultima volta il profumo del mare, prima di arrivare ad Hastings dove morì, felice, in un giardino di Chesilton Road.

https://www.bbc.co.uk/programmes/b07yqfkq

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