V.M. 18

È arrivata in anticipo. Le piacciono le persone che arrivano in anticipo. Qua, nessuno mai arriva in anticipo. Perciò deve fare l’accettazione di fretta, richiedendo ogni volta la tessera ASL, mentre loro la guardano male perché non va veloce. Questa paziente è arrivata con un’ora d’anticipo. Il trucco degli occhi fa risaltare le iridi castane macchiate di verde smeraldo. La mascherina le copre il volto, ma è così maledettamente sexy, quello smokey eye che le accarezza la palpebra, che lei, appena l’ha vista, avrebbe voluto strappargliela per vedere se la bocca era così morbida come già la “sentiva” contro la sua. Non sa cosa le sia preso. Ha solo sospirato mentre l’osservava. Poi ha usmato il profumo. Armani Diamonds. Ok, è la fine. Le piace quel profumo. Ascoltando le prime parole, le piace anche il tono dolcemente rauco della voce di lei che, prima si schiarisce con un piccolo colpo di tosse e poi dice: “Signorina, mi perdoni se la disturbo. Mi hanno detto di  scendere al -1 per l’accettazione della mammografia. È qui, vero?” Ecco. Non s’era innamorata fino a quel momento. Lo era ORA. Arrivi in anticipo, mi chiami signorina e mi chiedi pure perdono… Posso risponderti “Ti amo”?! E invece no… L’accoglie con la solita frase facendola accomodare in sala d’attesa. Aspetta almeno 10 minuti prima di chiamare il suo numero. Dieci minuti durante i quali la guarda di sottecchi. Abbondantemente e morbidamente bella.  Come Susanna tutta Panna… quella del Carosello. Un vaporoso carrè castano le incornicia il viso. Sta seduta tranquilla. Chiude gli occhi. Anche lei. Quei capelli… Li sente tra le dita come se glieli stesse accarezzando dopo aver fatto l’amore; dopo che le si è adagiata tra le braccia con l’ultimo sospiro di sudato piacere. Mammografia… Lo sguardo incede lentamente verso l’agognata meta mentale. Tonde, morbide, sostenute da una quinta coppa D. Le sente sotto la lingua, tra i denti che mai oserebbero farla urlare di dolore, anzi… Poi, scende ancora più giù con la fantasia e , là, ha davvero sudato. Ha chiesto una pausa. L’ha aspettata fuori dallo studio. Le ha toccato il braccio, timorosamente. Lei s’è girata e… le ha sorriso dicendo: “Temevo di non rivederla”.

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