Discesa

Uscirono dalla caverna dove s’erano rifugiati durante il terremoto. Era successo all’improvviso. Tre ore prima si trovavano sul sentiero che portava su a Serra Dolcedorme, ai confini tra la Calabria e la Basilicata. In quel periodo c’erano tanti turisti in quella zona. Il tramonto accarezzava le cime degli alberi frondosi. Un vento gentile portava alle loro narici il profumo dell’erba che si rilassava, dopo una giornata di sole. Stavano là, a respirare l’aria pura e ammirare il panorama quando la terra tremò così tanto da separarli dagli altri. Devastazione totale, ovunque. Terrore immenso. Erano nell’epicentro. Un terremoto così non c’era mai stato in tutto il mondo. Si ritrovarono all’inferno senza essere nemmeno morti, al buio, in cima alla montagna. Un fuggi fuggi generale aveva sconvolto tutta l’area nel giro di poche ore.  S’avviarono verso la pianura. Non potevano rimanere lassù. Avevano bisogno di cibo, acqua, rifugio. Si affidarono al capogruppo che, ovviamente, ne sapeva molto. Lo seguirono diligentemente, in fila, uno per uno, giù per il sentiero che, attraverso le Gole del Raganello, portava a San Lorenzo Bellizzi. Il capogruppo aveva come riferimento il torrente Raganello. Una volta avvistato quello, erano salvi. Chissà se ci sarebbe stato qualcuno ancora vivo, laggiù. Arrivati alla via per Sant’Anna, uscendo dai boschi che ora facevano paura, guardarono la luna, alta nel cielo, buio come la pece. Le scosse continuavano a intervalli più lunghi e con una potenza minore. Verso le 7 di mattina guadarono l’ansa più larga del torrente ritrovandosi alla periferia di San Lorenzo. Avevano fame. Tanta. Sete, anche, ma fame, più di tutto. C’avevano messo 2 giorni a scendere. Le strade erano deserte. Tutto chiuso. Si aggirarono, disperati, fino ad arrivare al giardino d’un villa in Viale della Repubblica, dove sentirono dei rumori. Una signora anziana stava rimproverando il marito per non aver voluto lasciare il paese. Lui si giustificava dicendo che non potevano lasciare la figlia ch’era in carrozzella. Ci misero pochissimo. Il capogruppo si appostò immobile. Tutti lo imitarono. Poi, diede il segnale. Sbranarono prima la vecchia, che sbraitava troppo. Poi il vecchio, che aveva cercato di difenderla con il bastone. La figlia, invece, non oppose resistenza… I lupi, del resto, non lasciano scampo.

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