Clifden

Arrivati a Clifden la pervase la sensazione stranissima d’essere tornata a casa, nonostante fosse là per la prima volta, da turista. Aveva fatto una cosa strana. Aveva preso la mappa dell’Irlanda e poi aveva scelto una città per ogni punto cardinale, così… a caso. Poi aveva comprato i biglietti aerei per le ferie d’agosto e aveva pazientemente atteso che maggio, giugno e luglio passassero. Proprio così, l’aveva scelta per caso, quella città. Lo sappiamo, però, che nulla succede MAI per caso. Intorno a Clifden ci sono spiagge lunghissime e larghissime, come alle Maldive. L’acqua è fredda, certo, ma nelle foto, sembra proprio d’essere là. Ci sono verdi e rigogliosi cespugli di fuchsia che, nel pieno del loro sbocciare, accolgono api ingorde e uccellini che si vogliono ristorare alla loro ombra. Quando arrivarono, quella sera d’agosto, lei sentì il profumo dell’erba appena tagliata che le entrava nelle narici, come se l’avesse aspettata da sempre. Le spiaceva quasi staccare i piedi dal selciato mentre camminava, per quanto anelasse a rimanere là, ferma a radicare mentalmente in quel luogo. Andarono a mangiare qualcosa al pub in fondo alla strada principale. Il profumo di mare arrivava da lontano. Ordinò una bella porzione di fish chowder e se la ingollò tutta, pezzo pezzo, affogando i bocconi di pesce, indistinguibili nella crema saporita, con una Guinness che le fece i baffi di morbida schiuma. Si divertirono a camminare in fila, ritornando in albergo. S’addormentò di botto, senza nemmeno pensare al bene o al male. Crollò come s’avesse viaggiato attraverso il tempo per arrivare là, finalmente. Verso l’alba, si svegliò, madida di sudore. Riuscì a malapena a raggiungere il gabinetto dove vomitò per tutte le volte che aveva mangiato, in tutte le vite che aveva vissuto fino ad allora. Non riusciva a respirare. Accasciata a terra, quasi esanime, pensò che così si doveva sentire chi stava per morire. Chiuse gli occhi. Rivisse tutto. Ch’era stata una strega a Clifden. Ch’era morta là, secoli prima, decapitata. Ch’era ritornata, reincarnata, per combattere la sua eterna rivale. Che aveva cavalcato su quelle spiagge, mietendo vittime, senza rimorso. Maledisse tutto e tutti, vendicandosi. Dopo 3 giorni di delirio tossico decise una cosa: ‘fanculo il fish chowder.

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