Lindura

Gli uomini cattivi, palesemente cattivi, li può gestire. A quelli gli si spedisce un veloce, risolutivo vaffanculo e la smettono là. Che quelli che abbaiano sono sempre quelli che non morsicano. O, almeno, che se anche ci provano, alla fine lasciano la dentiera attaccata alla sua armatura. Perché la sua armatura è fatta di unghie, denti e ossa di chi c’ha provato, a farle del male. Coloro che, invece, non ci provano palesemente, ma lo fanno costantemente, sono i più pericolosi. Sono i cobra degli uomini. Sono gli uomini che pensano d’avere il mondo in mano solo perché sono uomini. Solo perché hanno un pene tra le gambe. Lo sai che l’organo maschile è, in realtà, l’organo femminile che è uscito fuori? Lo sai? È un organo speculare. Lo sai che io ce l’ho dentro il pene? Che non ho bisogno di mostrarlo? Lo sai? Uomini infidi che inciuciano, tessono intrighi per farti del male. Perché? Perché è così. Il perché non le interessa. Tanto lei non cambia. Lei, semmai, migliora. Sono uomini che pensano d’intimorire ergendosi su piccole montagnette di paroloni e toni alla Vittorio Gassman. Che, a lei, Vittorio Gassman piace tanto. L’ha visto al teatro, quando recitava Pirandello. La fece piangere con “L’uomo dal fiore in bocca”. Era una ragazzina. Ricorda ancora parti di quel monologo che non iniziava come monologo. Ricorda il palco scarno con la stazione, il buio, lo sguardo di Gassman che diceva: “Ringrazi Iddio se sono fastidi, soltanto…”. Ricorda la frase che mai dimenticò: “La vita è così ingorda di se stessa che non si lascia assaporare”. Quant’è vero. Ricorda la parola dolcissima: epitelioma. Ricorda termini che non s’usano più, come “lindura”. Che termine bellissimo: LINDURA. Bello come la pioggia che ondeggia, sferzata dal violento vento, mentre diluisce il sangue versato. Ricorda questi uomini che le hanno urlato addosso, che le hanno fatto male di nascosto, ledendola. Ricorda che, poi, alla fine nessuna lacrima mai viene versata invano, se lacrima “sentita” davvero è. Nessuna. Per ogni lacrima, una preghiera di giustizia. Ed è così che, alla fine, consciamente capace d’attendere giustizia, siede davanti a un tramonto godendosi questa stupenda vita che le ha regalato l’encomiabile abilità d’accontentarsi gioiosamente.

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