Il Concerto

Entravano e non uscivano più. Li attendeva nell’androne di Palazzo Serenella, tra Vicolo Carrettieri e Contrada Pasquini, che un tempo era stato la sede del Comune di Santamariammare. Poi s’erano spostati vicino alla stazione. La gente  entrava. Si guardava intorno stranita perché sembrava ci fosse qualcuno. Poi, dopo aver detto qualche parola all’aria che li circondava, sparivano giù per le scale che, dall’androne, portavano alle cantine permeate di muffa. Qualcuno diceva d’aver sentito, da fuori, delle voci ma, non erano entrati; perciò non gli si credeva. In realtà… se tu fossi entrato, avresti visto i lampadari a goccia tutti illuminati, il cartello che diceva “Iscrizioni fanciulli all’Opera Nazionale Balilla” e una signora vestita con una longuette e una cloche stile anni ’30, in piedi, ad accoglierti. Sorrideva dolcemente. Tu avresti chiesto: “Scusi, ma è questa l’Anagrafe?”. Lei avrebbe annuito, sorridendo silenziosamente, indicandoti le scale. E tu saresti sceso giù. Poi, qualcosa avrebbe chiuso la porta e tu non saresti stato capace di uscire. Le serviva il pubblico. Le serviva per Aniello che, nella Regia Sala Augustea del comune, una volta al mese, faceva un concerto. Li teneva tutti giù, nella cantina. Poi, quando Aniello arrivava, li faceva salire. Lo stringeva forte, il suo bambino di 12 anni. Lui le sorrideva. La chiamava mammina. Si accomodava al pianoforte. Si guardava dietro, nella sala gremita, per vedere il pubblico e farsi coraggio. Poi iniziava a suonare. Il pubblico, silente, con occhi sbarrati nel buio, immobile restava. A fine concerto, lei applaudiva forte. Il pubblico l’imitava. Poi Aniello s’allontanava, tutto felice. Il pubblico, però, restava fermo nelle poltrone, ad aspettare lei che, nel frattempo, correva dietro le quinte. Felice, abbracciava forte Aniello che le chiedeva com’era andato. Lei gli rispondeva ch’era stato bravissimo e che, dopo, l’avrebbe portato a mangiare in trattoria per premiarlo. Poi gli sentiva la fronte, che era un po’ arrossato a causa della Spagnola, ma il medico aveva detto che non era niente. Poi andava a ricontare il pubblico. Che quegl’infami spiritisti, di tanto in tanto, venivano a fare visita per portaglieli via e farli andare oltre la luce, maledizione. Così lei doveva trovarsene altri da far accomodare e applaudire il suo bambino, maledizione.

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