Il mondo

Uscendo dal bagno passò davanti alla direzione. 50 anni dopo avrebbe ricordato un corridoio buio e freddo. Voltò la testa, casualmente, verso la porta semiaperta, mentre a piccoli passetti si dirigeva verso la sua classe, Terza A della maestra Naclerio. Sulla scrivania c’era una lampada che diffondeva luce calda, dorata. Anche là c’era buio ma quel fulgore s’adagiava morbidamente, magicamente su una cosa talmente bella da far sparire tutto il resto intorno. Un mappamondo. Un mappamondo grande come un’anguria che ancora doveva decidere quanto grossa e succosa sarebbe diventata ad agosto. Un mappamondo di quelli antichi con la carta ingiallita che si teneva in equilibrio grazie a un semicerchio di luccicante ottone. Non seppe mai perché. Non seppe mai cosa le scattò in testa. Non seppe mai se s’era posta, almeno per un istante, il dubbio che, forse, non lo doveva fare. Non lo seppe mai. Si guardò intorno furtivamente. Sgaiattolò dentro l’ufficio. Ricorda di non aver notato null’altro. Sembrava che il mappamondo la stesse chiamando. Allungò le manine piccole afferrandolo velocemente. Ancora adesso, ricordando quel momento, sorride. Era estatica. L’ avesse conosciuto personalmente, avrebbe potuto dire di sentirsi come Pipino il Breve quando, morto e buono, si rese conto d’aver figliato Carlo Magno. Infinito orgoglio. Non ricorda perché decise di fare quello che fece dopo. Lo fece. Nulla di più, nulla di meno. Lo fece e basta. Poi s’incamminò fuori, verso la classe, attraversando il corridoio deserto. Arrivata davanti alla porta si sistemò lo scamiciato scozzese cucito dalla mamma. Poi entrò, sorridendo di felicità talmente tanto da mostrare orgogliosamente i premolari appena spuntati. S’avviò verso il banco che condivideva con la sua amichetta del cuore, Rosetta. Prima, però, che riuscisse a raggiungerla, la maestra la chiamò alla scrivania. Serena e tranquilla, c’andò, sempre sorridendo. “Cos’ai alla pancia?” inquisì la maestra. “Niente” rispose lei, serafica. “Niente? E cos’è quella cosa che sembra che hai mangiato un melone intero senza tagliarlo?” Ecco! Melone… non anguria! Si guardò in basso urlando veementemente: “Niente!”. La maestra, allora, le tirò su l’orlo dello scamiciato e, plop!, il mappamondo cadde per terra. Non rimpianse mai le ore di granone sotto le ginocchia. Aver avuto il mondo “dentro” valse qualsiasi punizione.

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