Lui (è facile)

Che cosa posso fare? Cosa, in nome di quel dio maledetto che vai a pregare ogni domenica in chiesa solo per pulirti l’anima, devo fare o dire per farti comprendere che nulla feci, mai, con intenzione malevola e mirata alla lesione? Come posso fartelo capire che non sono cose che un uomo… un uomo perbene come me, prende e decide di fare così, senza pensarci un momento? Come posso spiegarti che ci sono voluti anni di cecità assoluta, vissuti con te, affinché io arrivassi alla conscia consapevolezza d’aver buttato alle ortiche tutta la mia vita senza aver mai potuto fermarmi un momento a ragionare su cosa veramente io volessi? Come fai a non guardarCI indietro, sì, guardarCI, me e te, e vedere che stavamo solo recitando la seconda parte di un’opera teatrale a tre atti che non avevamo allestito nemmeno noi? E dici d’amarmi! E dici di conoscermi! E dici di sapere cos’ho dentro. E dici d’essere stata mia compagna, nel male e nel bene! Quale bene? Quale male? Quale? Come, in nome di quel tuo dio maledetto, fai a non vederlo, se davvero m’ami? E ora, m’accusi d’averti tradita, d’averti sostituita, di non averti rispettata, d’averti mentito, d’averti celato il fatto che il mio cuore, la mia anima, il mio spirito, il mio essere, ogni notte, chiudendo gli occhi, pregava di morire per non vivere più la quotidiana angoscia dell’agonìa d’essere qualcuno che non volevo essere o interpretare, ma che dovevo essere e interpretare perché io non ho mai mancato alle mie maledette promesse? T’ho tradito? T’ho mentito? T’ho celato i segreti del mio cuore? Ebbene sì. E allora? Il mio dolore, a questo punto, irrancidisce ancora di più le mie viscere. Le mie catene s’intrecciano ancor di più intorno a me, arruginendosi col sale delle mie lacrime che vi s’insinuano lentamente, una dopo l’altra, perché, solo ora, mi rendo conto ch’è facile amare chi è facile d’amare. È facile amare chi ci fa stare bene. É facile amare chi male non ci fa. Guardami. Guardami e abbi il coraggio. Coraggio d’amarmi senza volere nulla da me. Coraggio d’amare chi t’ha ferito, leso, offeso, abbandonata. Perché, solo allora, credimi, potrai dire d’avermi veramente amato.

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