Barbie

I bambini sono stronzi. Voleva una Barbie. Tutte le sue amiche ce l’avevano. Stefania, la sua migliore amica, ne aveva tante. I bambini sono stronzi. Anche le migliori amiche sono stronze. Soprattutto le migliori amiche, sono stronze. Le migliori amiche sono le peggiori stronze, probabilmente. Meglio non averne, di migliori amiche. Le permetteva di giocarci assieme, ma poi se le portava via. Aveva il caravan della Barbie, l’armadio della Barbie, le scarpette della Barbie, il cane della Barbie. Tutto, di quella fottutissima Barbie, aveva Stefania. Lei? Una minchia di niente. Sua madre, che non sapeva nemmeno cosa fosse una Barbie, ne comprò una simile che si chiamava Tanya (con la ipsilon) da Carletti, il cartolaio, a 5000 lire. Che, una Barbie vera, costava almeno 4 volte di più. E non era perché non avessero soldi. Era solo perché, pure lei, era stronza come la sua migliore amica. O, magari, ripensandoci, non sapeva nemmeno cosa fosse una Barbie vera e non vedeva la differenza? Come quando vedi una foto di 10 cinesi e per te son tutti uguali ma per le loro mamme no? Vabbè… Che, a dire il vero, a lei le bambole non piacevano nemmeno. Sua madre l’aveva obbligata a prendersi una bambola bionda, per un’Epifania. Lei voleva un teatrino. Niente. La bambola ebbe. La buttò giù dal quarto piano. Bambolicidio? Esiste? Le stavano proprio sul culo, ma proprio tanto le bambole. Quella là, però, la Barbie… che tutti avevano, avrebbe sicuramente fatto la differenza. L’avrebbe fatta entrare nell’olimpo delle bambine con la Barbie, vuoi mettere? Eppure niente. Tanya, ebbe. E Tanya si dovette tenere. La schifò dall’inizio. Un giorno, a scopo puramente scientifico, la buttò nel forno elettrico delle pizze del ristorante dei suoi genitori. Chiuse lo sportello. Pregò 4 avemmaria e 3 paternostèr e riaprì sperando di trovarci la Barbie vera, dentro. Aveva 10 anni. Credeva nei miracoli, nell’intervento divino. Che ne sapeva della liquefazione? Coi forni elettrici industriali, negli anni, c’ebbe un rapporto molto intimo, ma questa è n’altra storia. Ad ogni buon conto, mai, per tutte le volte che chiuse, pregò e riaprì quel forno, ottenne la grazia di vederne uscire altro se non calore e buio assoluto. Sì, lavitaènammerda.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...