Estorsione di confessione

“Da quando in qua i marescialli spiano i preti?” Non s’era mai sentito talmente in colpa. Nemmeno quando aveva rubato i confetti dal cassettone di nonna Francesca. Paralizzato dal rimprovero appena tuonato sulla sua testa non riusciva a muoversi. Guardava a terra cercando disperatamente una risposta coerente, da uomo maturo. Se ne uscì con un offeso: “Volevo confessarmi. Non è arrivato nessuno. Perciò me ne stavo andando!” Il prete sorrise sardonicamente allungando un braccio sullo stipite del confessionale, bloccandogli l’uscita. “Ah si?! Embè, io sto qua, Daniele. Se proprio hai quest’urgenza, dopo 10 anni che stai a Santamariammare e non sei mai venuto a trovarmi, potrei mai deluderti?!” Maffiàni deglutì talmente forte che perfino il prete lo sentì. “Ignà, non c’è bisogno, davvero. Stai per chiudere bottega, comunque, no?” Fece per proseguire l’uscita dal cubicolo di legno profumato d’incenso beyo, ma non ci riuscì. Ignazio lo bloccava. Anzi, sempre tenendosi allo stipite, s’abbassò lentamente e lo guardò negli occhi fulminandolo: “Ma no, che dici. È un piacere. Mai negherei aiuto ad una pecorella smarrita. Che razza di pastore pensi sia? Siediti!” gl’intimò. L’aveva sgamato. E pure bene. Maledettammè. Si risedette mestamente nel confessionale, non senza però prima lanciargli uno sguardo furioso. E vabbene. Vuoi la confessione? E quella avrai, Ignà, pensò dispettosamente. Ignazio tirò la tendina dicendo. “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.” Aspettava che Daniele dicesse “Amen” ma non arrivò nulla. Se lo disse da solo. Proseguì con ”Sia lodato Gesù Cristo”. S’aspettava “Sempre sia lodato” in risposta ma nemmeno quello arrivò. Pure là fece da solo. A Daniele bruciavano i piedi. Voleva scappare urlando. “Da quanto tempo non ti confessi? Hai onorato tutti i Comandamenti?” Sentiva che stava sogghignando. Lo sentiva. Maledettallui. Vendetta voleva. “Sono ateo, Ignà, poco me ne frega del tuo Dio. E ti confesso che non mi sono venuto a confessare, ma che volevo solo vedere te. Perché mi piace il tuo profumo, che sento pure quando non ci sei. Mi piace il broncio che metti quando ti faccio incazzare. Mi piace stare accanto a te. E mò, visto che ho confessato, me ne vado. Stammi bene e raccàttati la mascella che t’è caduta per terra!”

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