Symbolum ’77

Uscì dalla sagrestia. Annina era seduta in prima fila. Stette male immaginando quanto avrebbe stonato cantando Symbolum ’77. Gli si sarebbero rizzati pure i peli incarniti. Non era un canto liturgico moderno ma quella decina di obsolete anime mangiatrici d’ostia stantia, che non mancavano mai una messa, quella volevano. Doveva accontentarle. Durante le feste comandate la chiesa del Glorioso Cuore di Gesù di Santamariammare era gremita ma, di solito, non venivano più d’una manciata di fedeli. E vabbè. S’avviò verso il presbiterio, s’inginocchiò davanti al tabernacolo. Poi si voltò verso la navata centrale per baciare l’altare, come sempre. Si bloccò a mezz’aria per un impercettibile attimo. Paralizzato. In seguito ricordò quel momento come il momento della “rivelazione”. Daniele, era lui vero?, stava a metà tra una colonna di marmo e il buio delle ultime panche di legno illuminate a tratti dai colori del mosaico del rosone attraverso il quale s’insinuava il tramonto. Non sapeva perché aveva sentito quel sussulto al cuore, vedendolo. O forse era un’anticipo dell’infarto che Annina gli avrebbe dato a breve, stonando? O forse era che, rivedendo Maffiàni, aveva sentito quel profumo di sambuca e caffè che qualche settimana prima l’aveva stordito quando stavano litigando per i resti di Maria? Stava investigando su di lui di nascosto perché l’aveva accusato di comportarsi stranamente per quello? Poteva essere là per le vecchiette? Iniziò ad officiare con una difficoltà che aumentò mentre continuava a deglutire portando lo sguardo verso quella colonna dove Maffiàni sembrava assorto ad osservare, forse lui?, attorcigliandosi nervosamente i baffi a manubrio. Quei baffi… possibile mai che nel 2020 qualcuno portasse ancora quei baffi che, l’ammise malvolentieri, l’affascinavano? Quando lo vide sorridere mentre Annina stonava, si perse. Si perse su quel sorriso. I battiti del  cuore gli rimbombarono nelle tempie. Maledettoallui… Dimenticò il salmo scelto per la liturgia della parola. Terminò la messa, di riffa o di raffa. Rassettò l’altare seguendolo di sottecchi e vedendolo nascondersi nel confessionale mentre tutti uscivano. Erano soli, ora. Attraversò la navata laterale con poche falcate. S’appostò davanti al confessionale, mani sui fianchi. Quando vide sbucare la prima gamba bloccò una risata e disse con aria arcigna: “Da quando in qua i marescialli spiano i preti?”

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