Edenlandia

L’Edenlandia iniziarono a costruirla nel 1937. Mussolini già faceva pensieri strani. Altro che Disneyland. A pensarci bene, l’Edenlandia nacque prima dei fuochi artificiali notturni di Disneyland. Ma tu vallo a dire che, pure qua, i napoletani arrivarono prima. C’andavano spesso. Papà diceva: “Andiamo a mangiare la pizza.” E lei sapeva che sarebbero andati all’Edenlandia a mangiarla. Al ristorante davanti alla giostra delle tazze rotanti. Odiava le tazze rotanti. La facevano vomitare. E più diceva che le odiava, più suo padre l’obbligava ad andarci, una volta col fratello, una volta con la sorella. Come se il vomitare potesse cambiare, dipendentemente dall’accompagnatore. Vomitava, comunque. Meno male, però, che c’andavano prima della pizza. Almeno quella non la vomitava. Dal finestrino del pullmino verde Fiat guardava le luci di Fuorigrotta. La gente per strada urlava. Non per paura o altro… Urlava e basta. Certi napoletani urlano anche solo per dire ciao. Urlano e basta. Che là, se non urli, mica ti sentono? Usciti dal parcheggio iniziavano il solito giro tenendosi tutti per mano. Papà intimava: “Statevi accorti! Non vi perdete che ci stanno gli zingari che s’arrubbano i bambini.” Embè, a lei cosa successe quella sera? Si perse. Si perse così bene che non seppe nemmeno d’essersi persa fino a quando non si ritrovò accanto al pullmino verde Fiat mentre le luci di Fuorigrotta si spegnevano e, tutt’intorno a lei, il buio iniziava ad accarezzare le cose belle e brutte della vita. Le successe durante tutta la vita. Di perdersi senz’accorgersene. A volte fu emozionante. A volte fu ‘nammerda. Fu e basta, comunque. Cercò la mano della mamma, ma non la trovò e… niente. Stette zitta. Non sapeva perché, ma doveva stare zitta. Un pochino, però, iniziò anche a piangere. Ma sommessamente, eh? Che papà diceva che le lacrime non commuovono. Poi sentì la voce dell’altoparlante che diceva: “La bambina con le trecce e lo scamiciato a scacchi che si è persa è pregata di farsi trovare accanto al pullmino verde della Fiat.” Pregò per quella bambina, che s’era persa come lei. Poi arrivarono i suoi che le fecero un paliatone tale che si rese conto che la bambina con le trecce e lo scamiciato a scacchi era lei.

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