L’appuntamento

Era un po’ stanca. Non sapeva davvero se, quella notte, sarebbe riuscita a portare a termine tutte le chiusure che le avevano assegnato. Prima d’arrivare in Vicolo dei Contriti si fermò sul belvedere ad ammirare le luci della notte che incorniciavano il golfo. Riprese il cammino. Arrivata, controllò l’indirizzo rallegrandosi perché era arrivata giusto in tempo. Il negozietto era davanti a lei. Piccolo, una porta sgangherata, l’insegna vecchia. Entrò facendo suonare il campanello appeso al vetro. Tutt’intorno profumo di cuoio, stringhe, lucido da scarpe, pelle scamosciata. Un uomo sulla cinquantina con la sigaretta in bocca era intento a picchiettare, con un martello, sul tacco d’uno stivale incastrato sul tavolo da lavoro. La luce d’una vecchia lampada era puntata proprio là, dove lui picchiettava. Alcuni chiodi, appena messi, brillavano come piccole stelle sul tacco di legno gommato. Il ciabattino sbuffava, sudava e picchiettava. A tratti si toccava il petto che, da quella mattina, gli faceva un pochino male. Poi stiracchiava il braccio sinistro che, probabilmente per le decine di scarpe che aveva riparato tutto il giorno, gli s’era indolenzito. Pensava che ne aveva ancora così tante da riparare che non sapeva se sarebbe riuscito a rispettare le scadenze. E vabbè, ci avrebbe pensato domani, dopo quest’ultimo stivale. Si toccò ancora il petto. Tirando su lo sguardo s’accorse di lei che, appoggiata allo stipite, cercava di farsi notare, ormai, da qualche minuto. Si rese conto d’essere stata finalmente vista e, velocemente, si raddrizzò, facendo un saltello per tornare in equilibrio perchè la falce, pesante com’era l’aveva quasi fatta cadere. Tossicchiò, sorrise gentilmente indicando con lo sguardo l’uscita e poi disse: “Graziano Debutti? É ora d’andare.” Il ciabattino stette un po’ là per qualche istante. Non ci mise molto a capire. Sospirando mise il martello sul piano di lavoro tenendolo, però ancora in mano. “Non esiste proprio. Torna un’altra volta perché oggi non ho tempo di morire. E se proprio ci tieni, prendi un appuntamento e scrivilo sul calendario, là, dietro la porta, ma almeno tra un mese. Altrimenti prendo ‘sto martello e ti sfondo il cranio brutto che ti ritrovi, che a me nessuno m’ha mai fatto lasciare il lavoro a metà. E tu meno che mai.”

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