La cosa

Padre Ignazio non sapeva se ridere o piangere. Annina lo guardava maliziosamente sorridendo come il gatto che s’è mangiato il topo e sta solo aspettando di ruttare. Lo “svegliò” il rintocco del campanile. Si guardò intorno con aria stralunata rendendosi conto d’essere nella piazza principale di Santamariammare. Di fronte, al bar Stella, stavano servendo l’aperitivo; a destra della via principale stavano chiudendo la merceria. Sospirò inalando il profumo di pane fresco che proveniva dalla panetteria Santonastaso. Qualcuno, davanti a lui, fece un movimento impaziente. Si rese conto ch’era Daniele, infuriato, che aspettava solo un cenno per prenderlo a pugni, probabilmente. Di lato le prefiche stavano registrando tutto con i loro occhi presbiti, affamati di pettegolezzo, per poter poi trasmettere le puntate (e che puntate) in tutto il paese. Tirò Daniele per la manica timidamente, come un bimbo che implora per avere il gelato. Lo guardò negli occhi che gli stavano bucando l’anima. “Vieni dentro, per favore…”, mormorò. C’era uno strano non so che di intimo, in quella frase. Brividi. Probabilmente anche il maresciallo s’era reso conto della situazione, ma era così arrabbiato che, se l’avesse seguito, sicuramente avrebbe commesso un padrignazicidio, altro che… Con tono fermo, senza urlare Daniele rispose: “Non vengo da nessuna parte. Quello che c’era da dire, l’ho detto. Stammi bene, Ignazio.” Detto questo, voltò i tacchi e se ne andò. Il prete, arresosi, s’avviò in chiesa. Annina, perfida vecchietta, urlò sghignazzando: “Padre Ignazio, avete bisogno d’aiuto per chiudere il portone?” In risposta ricevette solo il violento SBAM! dell’antico legno dietro il quale si accasciò il prete, desolato. Restò là, davanti al corridoio che portava all’altare, per una buona mezz’ora. Si vergognava. Aveva male dentro e fuori. Daniele, almeno, aveva avuto il tempo di elaborarla, quella cosa, lui no. E poi cos’era, in realtà, QUELLA COSA? Doveva parlargli. Doveva. S’alzò pensando che aveva natiche ghiacciate ed anestetizzate dal pavimento freddo e duro. Pensò che le parole natiche e duro non le doveva più pensare. Preso il cellulare, mentre s’incamminava verso la canonica, cliccò sulla chat di WhatsApp che teneva col Maresciallo. Il viso sorridente di Daniele gli fece perdere un battito. L’innocente ieri era lontano un’eternità, pensò. Iniziò a scrivere: “Se non…”

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