Montevergine

A Montevergine nevicava. Che, in realtà, lei sapeva bene che si sarebbe chiamata Montevergine molte centinaia di anni dopo, ma le piaceva pensare alle cose come sarebbero state nel futuro, poiché lo poteva “vedere”. S’inerpicò su per la montagna, attraverso i boschi, tirando su, a tratti, i lembi della candida tunica. Avrebbe potuto usare la lettiga, farsi precedere dai littori, ma le piaceva sentire il muschio sotto i piedi e il profumo dei castagni. Eppoi nessuno doveva sapere che aveva lasciato Cuma. Arrivò davanti al tempio con un po’ d’affanno. Aggiustò la fibula sul velo e l’infula intorno alle 6 lunghe trecce. “Vide” che là, proprio in quel posto, avrebbero eretto un altro santuario, ma a nome d’una donna che avrebbe partorito, secondo qualcuno, il figlio di Dio. Fece una smorfia pensando che la gente, stupidamente ottusa, c’avrebbe messo molti secoli prima di capire che quel Dio al quale avrebbero creduto, non esisteva. S’affrettò accanto al focolare, che doveva essere custodito giorno e notte, pena la morte. Lanciò alcune erbe che aveva appena raccolto nel braciere degli arbores felices. Inspirò, sorridendo, la fragranza dolce e il fumo leggero che s’intrecciarono volteggiando nella sala gelida, decorata da semplici ma preziosi marmi. Un’ancella fece entrare qualcuno che richiedeva responso per questioni d’affari. Se ne liberò in fretta. Poi arrivò un uomo che s’inginocchiò chiedendo della figlioletta che stava molto male. “Vide” che, quando l’uomo sarebbe tornato a casa, la figlia sarebbe già andata via. In quelle occasioni avrebbe preferito non saper “vedere”. Sospirò facendogli segno d’avvicinarsi. Gli porse un seme di nocciolo. “Tua figlia è stata chiamata per adempiere a un compito importante al quale devi contribuire.” L’uomo scoppiò a piangere, comprendendo. Avrebbe voluto abbracciarlo, ma nessuno poteva toccarla. Sospirò tristemente. “Prendilo e seminalo dietro questo tempio. Vieni qua ogni giorno e curatene. Quando l’albero ti regalerà i suoi frutti, piantane altri. Delle nocciole che coglierai, fanne tante collane legandole con semplice spago che, il giorno del compleanno di tua figlia, regalerai a chi verrà in questo tempio. Tua figlia è andata via per questo. Per nutrire, con la sua preziosa energia, le nocciole di questo monte che tu coltiverai.” Lui annuì, sollevato. Alla Sibilla, lui credeva.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...