Parole diverse

Alla fine del lungomare, verso est, s’arriva alla foce del fiume che attraversa la valle sovrastante il villaggio di pescatori. È seduto su uno scoglio, proprio dove il sale incontra l’acqua dolce. Sembra un ruscello inerme ma, nelle giornate di piena, è capace di tirare giù dai monti anche i cinghiali. È successo, più d’una volta, di trovarne, di annegati sulle spiagge. Il lungomare è deserto. Non è un villaggio turistico. Non ancora, almeno. Siamo agli inizi d’un caldo ottobre degli anni ’60. Ha iniziato a piovere da poco. Aspettava la pioggia, per uscire. Luisiana gli ha dato dello stolto ma lui, naturalmente, non le ha risposto. Dopo 30 anni di matrimonio, a certi insulti, se sei un marito che è maturato, non rispondi più. Il loro compito è di insultarti vita natural durante, il tuo è quello d’imparare a stare zitto. E prima lo fai, prima te ne puoi andare in spiaggia, quando piove, a pensare ai cazzi tuoi. Accende una sigaretta, mentre affonda i piedi nella sabbia insolidita dalle lacrime del cielo. Lacrime. Rivede la ragazzina, il giorno prima, in classe, piangere. Lacrime che cercano disperatamente di non essere piante. Lacrime che saltellano sul grembiule nero, col fiocco rosa un po’ a sghimbescio. Il direttore non l’ha presa bene, la sua reazione. No… La ragazzina era appena arrivata dal Sud. L’aveva fatta accomodare accanto a D’Adamo, l’alunno che aveva già ripetuto seconda e la terza. E che avrebbe sicuramente ripetuto anche la quarta. I nuovi li accomodava dietro, per ambientarsi e guardarsi intorno da una postazione “protetta”. Ci teneva a queste cose. Durante l’appello lei aveva risposto con un timido si. Poi, come d’abitudine, aveva iniziato le lezioni chiedendole della sua famosa città, di lei.. E lei… esitando, aveva risposto in dialetto. Parlava solo dialetto. Tu le parlavi in italiano. Lei ti rispondeva in dialetto del Sud. Non ci fu tempo. D’Adamo la prese volgarmente in giro, gli altri s’aggregarono sghignazzando, lui tirò giù tutti i santi del Paradiso prendendo a schiaffoni D’Adamo e scaraventandolo fuori dalla classe. Il direttore l’aveva rimproverato. Lui s’era scusato. Poi aveva asciugato le lacrime della bambina, mentre le giurava che le avrebbe insegnato a parlare in italiano.

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