Lentamente

Lui: “Volevo sapere come stai.” Lei: “Avresti dovuto chiedermelo un anno fa.” Così. Una mitragliata. Male dentro. Silenzio. È stato difficile chiamarla. Gli mancava troppo. La mano trema mentre stringe la sigaretta. Non ha resistito. Stava soffocando. Eppure l’aria c’era, ma era satura di lei. Invisibili, maledetti atomi profumati, intrisi di lei l’aggredivano da tutti i punti cardinali. Quante volte aveva detto che, con lei, poteva affrontare tutto il male del mondo? Poche, forse. L’orgoglio, alla fine, s’era fatto fottere da chi gliene parlava, dalle cose che gliela ricordavano. Un continuo, crudele agguato all’anima. Come quelle gocce che, cadendo lentamente nelle grotte, creano stalagmiti che s’uniscono alle volte oscure e fredde che nascondono i silenzi del mondo. Silenzio. Mai stata zitta, lei. Ora, invece… La sente respirare. Non mette giù. Forse… Ogni secondo è una sciabolata. Vorrebbe riattaccare ma… Cosa s’aspettava? Tre squilli. Lei: “Sì?” Lui: “Ciao”. Lei: “Oh”. Solo “Oh”. Come quella canzone: “Quando i bambini fanno oh” Si sente l’acca quando si dice “oh”? Non ricorda. Ha provato male infinito in quel momento. Non ha mai risposto così. Probabilmente è alla finestra. Quando lei parla al telefono va sempre alla finestra e guarda fuori serrando il labbro inferiore fino a farsi male per non dire cose dolorose. Poi però, non tace. Alla fine parla sempre. Ora, invece… La sigaretta muore. La butta per terra. Schiacciandola con la scarpa pensa: “Coglione, coglione…”. Non doveva chiamarla. E’ la cosa più stupida che abbia fatto, dopo averla lasciata andare via, lentamente. Gliel’aveva detto: “Un giorno me ne andrò fisicamente. Ma me ne sarò già andata via col cuore molto tempo prima”. Vuole piangere. Come quella volta che pianse solo perché lei gli aveva chiesto amorevolmente come stava dentro. Nessuno l’aveva mai fatto. Vuole ridere. Come quella volta che aveva riso con lei quando si stava infilando le mutande. Le aveva chiesto perché rideva. Lei aveva risposto: “Perchè amo da impazzire il tuo candido culo piatto. E mi sa che è proprio Amore visto che è davvero candido e piatto.” Sospira. Guarda il cellulare. Lentamente, schiacchia il pulsante rosso. Lentamente, cerca un bidone della pattumiera dove, lentamente lo farà cadere. Poi, lentamente, se ne tornerà a casa.

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