La scarpa

Aveva infilzato sotto la porta, per fermarla, la punta di una scarpa elegante, nera, con il tacco a stiletto. Una scarpa nuova di zecca che si vedeva ch’era stata usata poco. Le aveva fatto una foto e l’aveva usata come immagine per il proprio profilo su molte piattaforme digitali. Negli anni, tanti le chiedevano perchè l’avesse fatto, cosa significasse, quale fosse il misterioso messaggio che voleva convogliare con quell’immagine della scarpa costretta, suo malgrado, sotto il peso della porta che le bloccava il percorso verso chissà dove. Lei, che non amava spiegare ciò che non era comprensibile immediatamente a chi non lo comprendeva, rispondeva, di rimando, con una domanda: “E, secondo te, cosa vuol dire?”. Gli occhi s’illuminavano ad ognuno ed ecco che ognuno dava una risposta diversa. Tutti si scervellavano, arzigogolavano pensieri, parole, opinioni, opere e omissioni. Ognuno cercava di dire qualcosa di particolarmente figo, per fare impressione, per sembrare intelligente, per cercare di sfondare quel muro d’insensibile riscontro che lei pareva opporre loro. Ognuno ci metteva del suo. Soggetti, verbi, complementi oggetti e via andare… Lei stava zitta, ad ascoltare e alla fine loro chiedevano: “Allora? Ci ho azzeccato? Eh?”. In quel preciso istante lei decorava il suo viso con due occhi sgranati (era brava a fare gli occhi sgranati) e un sorriso stupito, meravigliato, estasiato mentre ribatteva: “Cavolo, ci hai azzeccato! È proprio quello che volevo significare, con questa immagine! Porcamiserialadra! Davvero, me ne compiaccio! Complimenti per aver visto oltre! Complimenti davvero! C’hai proprio azzeccato”. Ed ecco che tutti, allora, andavano via felici. Ognuno, inesorabilmente, se ne andava via contento d’aver sfondato il muro d’insensibile riscontro. Il quel momento, quando terminava il discorso, s’era successo dal vivo, lei si chiudeva dietro la porta dopo aver sorriso per l’ultima volta all’orgoglioso sfondante. S’era successo online, spegneva il computer chiudendo la chat con l’ennesima emoticon sorridente. Poi si voltava verso la porta, si dirigeva verso quella scarpa infilzata sotto la porta, vi si accucciava davanti, ne accarezzava il tallone scendendo lentamente giù verso il tacco. Poi le dava due leggere pacche con la punta delle dita e, sospirando, chiedeva: “Ah, mia cara… ma la gente… i fatti suoi non se li farà davvero mai?”

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