O’ capitòne

Zia Filomena, distinta signora napoletana tutta casa e chiesa che aveva sposato Zio Ernesto (barese da generazioni), andava di fretta perché, quel giorno, il Bari giocava in casa con il Milan e il pranzo natalizio doveva terminare presto. Tutti gli uomini di famiglia dovevano andare allo stadio. Zio Ernesto a Natale doveva mangiare assolutamente il capitone. Natale, senza capitone fritto, caldo di padella nun è Natale, diceva lui. E zia Maddalena, con immutato amore, il capitone gli faceva ogni sacrosanto Natale, da 30 anni. Quel giorno zio Ernesto (e tutti gli altri maschi della famiglia) nun tenevano tièmp d’à perdere e, mentre le donne iniziavano a servire frettolosamente i piatti, loro aspettavano l’agognata fine del rituale natalizio per scappare. Purtroppo il capitone decise che non ne voleva sapere di essere fritto e mangiato on the spot. Zia Maddalena se lo fece inavvertitamente scappare dalla bagnarola di plastica blu che stava per terra, dall’altra parte della grande cucina e iniziò a insegure il capitone che, ovviamente, sgusciò velocemente tra le gambe del tavolo e degli astanti. Zia Maddalena, intuendone la meta finale, girò intorno al tavolo e lo aspettò al varco sbuffando: “Marò, ma come si può? Le cose fatte e ‘nfrett.. Marò…”. Tutti zitti continuarono ad osservare ciò che stava succedendo. Il capitone arrivò a destinazione. Zia Maddalena l’aspettava con lo strofinaccio, ormai zuppo d’acqua. Così zuppo d’acqua che non riuscì ad incastrarlo e, davanti a tutti quanti, lo fece scivolare di nuovo via dalle mani. Oramai decisamente arrabbiata, si tirò su con un grido di stizza e urlò: “Nè! Uè! Ernè!! Ma stu cazz è capitone te lo devo proprio frivere oggi, cà continua a fare annànz e arrèt,  annànz e arrèt, annànz e arrèt, ‘nmièzz ‘e mman comm à ‘nu cazz è pesc senza capa?!” Le parole, forse, avrebbero avuto poco effetto se, malauguratamente e, sicuramente senza pensarci, zia Maddalena non avesse mimato, in maniera molto esasperata, il movimento delle sue mani che cercavano spasmodicamente di tenere fermo il capitone ch’era di nuovo sgusciato via dalle sue mani… Ah, i napoletani… Il capitone lo mangiarono a Santo Stefano e quella fu l’unica volta che il Milan giocò a Natale. E mica andò bene..

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