“Sentire”

Entro. Mi faccio forza ed entro. È buio. Odio il buio. “Sento” il vuoto. Hai mai “sentito” il vuoto in una casa abbandonata da chi in quella casa fino a qualche giorno prima viveva là con te? La luce del lampione violenta le tende entrando in salotto, inondando la camera ormai depredata da tutto quello che non era “mio”. S’è preso tutto. Non ci sono più le sue cassette, i suoi video, il suo stereo, i suoi pupazzi, i suoi CD, le sue giacche appese alla sedia. Vuoto. Tutto vuoto. Vado in bagno. Vedo solo la mia parte piena. Mi vien da vomitare. Vado in camera da letto. Vedo il futon senza un cuscino. Torno in salotto. Crollo a terra, piangendo. È mezzanotte passata. Fa caldo; un caldo che non è caldo. Sento la moquette sotto le ginocchia. M’ha fatto crollare vedere il telefono a terra, nel mezzo della camera. Da solo. Un vecchio telefono anni ’70 col filo che s’allunga dalla parete fino al centro della camera. Prima era sullo scaffale che lui s’è portato via. L’ha posato a terra, là in mezzo. Per terra. E poi s’è portato via lo scaffale. Lo vedo farlo. Quel telefono sono io. Piango. M’accascio come una marionetta che un momento stava zompettando sul palco e, il momento dopo, le tagliano tutti i fili, senza nemmeno avvisare. Il dolore mi sta uccidendo. Dov’è la mia anima? Dov’è il mio cuore? Dove, Dio, dove? Singhiozzo al punto di soffocare, quasi. Questo non è amore. Questo non è amore. Squilla il telefono. Quel telefono abbandonato, squilla. Forse è mamma. Lei chiama spesso a quest’ora. Devo fingere di star bene. Tre, quattro, cinque squilli. Inspiro, mentre tiro su la cornetta. Dico “Sì?” con voce sicura. L’ha dovuto ripetere. “Non piangere, per favore. Ho dovuto farlo. Per favore, non piangere. Non piangere.” Lo “sentiva”. Sentiva che stavo morendo dentro, proprio in quel momento. Sono crollata e lui ha chiamato. Questo non l’abbiamo mai perso. Noi due ci “sentiamo”. Non so cos’ho risposto. Devo avergli chiesto qualcosa di pietevole, suppongo. Ricordo la risposta, però. Quella la ricordo: “Non lo dimenticare mai. Mai. Io ero tuo e tu eri mia. Non lo dimenticare mai.”

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