TU

Il mondo è pieno di persone che non riescono a dare amore perché non hanno nessuno a cui darlo. Gente che ha vissuto un’intera vita alla ricerca d’un piccolo amore da nutrire, che non arriva mai. Sono le 6 di sera; buio, nebbia spessissima, freddo cane. Si sta trascinando dietro una marea di sacchetti della spesa. Altre anime incrociano la sua, sul marciapiede di via Pezzani, mentre si dirige lentamente verso casa. LEI la vede. Lei vedo LEI. Mai scambiato altro che ‘nasera, ‘ngiorno e qualche accenno alle ardite imprese dell’amministratore. LEI la ferma. Inizia a parlare, parlare. Lei ascolta intercalando con mezze parole. Lei sente che ne ha bisogno. LEI parla, parla. Poi… Inizia a piangere. Piange. Si vergogna. Cerca di scappare. Lei la blocca obbligandola a continuare. Sa che LEI vuole restare. Lo sente. LEI parla, sorride, piange e poi parla di nuovo… Dice mille cose; cose di lei. Mille cose di dentro e fuori. Mille cose brutte e poco brutte; belle no, non ne aveva da dire. Lei inizia a darle del tu. LEI no. Piangere si, TU no… Lei credeva che le lacrime mettessero vergogna. A quanto pare, no. È il TU che mette vergogna. “Mi scusi, non so perché le stia piangendo davanti. La portinaia lo diceva che lei è una signora perbene; che ci si può parlare di tutto, ma io non avrei mai pensato… Dio, che vergogna… Non capisco perché le stia piangendo davanti… Mi scusi, vado via… No.. E’ che mi sento un po’ sola, sa? Ecco… E’ che passano settimane senza ch’io parli con qualcuno. Sono da sola, gliel’ho detto? Poi, con la malattia, ancora di più. Gli altri evitano le malattie… Soprattutto quelle degli altri. Ma lei perché mi sta ascoltando? Succede che, a volte, sa, chiamo il numero dell’ora esatta per sentire una voce, sa? Dio, che vergogna… La prego, mi scusi… Oppure, sa… Vado dal panettiere e, con la scusa di comprare il pane, gli chiedo con cosa fa i panini di farina speciale, così ho qualcuno con il quale parlare… Così ho qualcuno con cui parlare…” Lei le prende la mano dicendo: “Fa freddo. Andiamo a casa, assieme”, senza usare il TU.  

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