Profumi in valigia

Le città profumano. Milano profuma di nebbia fresca. Napoli odora di zucchero che s’addentra nel vicolo più oscuro del Decumano più lontano. Londra sa di saporita Worcester sauce, erotico white musk e gustose patatine fritte. Parigi olezza di pungente petricore, il profumo della terra dopo la pioggia. Algeri sa di confortante cannella e fresco coriandolo. Madrid t’opprime con l’odore di sudore e cemento. Quanto sarebbe bello chiudere in valigia il profumo dei nostri viaggi. Sorride. Il profumo è una cosa stupenda, pensa. Una maestra un giorno le raccontò che un’alunna riconobbe il maglione d’un altro bimbo solo dal profumo dicendo “sa di Pinco Pallo”. Rimasero tutti colpiti dal fatto che la bimba non avesse detto “puzza di” oppure “è il profumo di” ma disse “sa di”. E questo è importante. Noi “sentiamo di”. Gli altri ci “sentono” con il naso ma non ci fanno caso. È importante riconoscere le persone dal loro profumo. Ci sono persone delle quali lei non ricorda più il profumo. Persone che non sono più nella sua vita. E le va bene che non siano più nella sua vita. Che non ricordi il loro profumo, però, è triste. Probabilmente non era un “profumo” importante. Di altre persone, invece, anche se non le vedesse mai più, al primo refolo di vento che le consegnerebbe il loro “essere” lei rabbrividirebbe. La brillantina Linetti stesa sulla testa di zio Luigi che la portava a cavalcioni. La pipa del nonno. La fragranza tra collo e spalla dell’uomo che ama. Chiedere a chi si ama “di cosa sappiamo” è un bel test. Serve per spiegargli che, se un giorno sembrerà loro d’averci dimenticati, arriverà un refolo di vento che si metterà a giocherellare sotto il loro naso, svolazzerà intorno alla loro testa, entrerà nel cervello come un lampo d’estate e potranno “sentirci” di nuovo. Dunque, all’incapacità del nostro cervello di ricordare le cose, farà da “spruoccolo” il nostro naso che nasconde gli aromi della nostra vita in qualche segreto cassetto del nostro cervello. E nulla sarà meglio di chiudere gli occhi per “risentirsi”, riodorarsi, riusmarsi, soprattutto nei momenti più brutti. Soprattutto quando non ci saremo più. Soprattutto quando temeremo di aver dimenticato tutto… ma proprio tutto

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