Il prato più verde che c’è

Bisogna sempre trovare qualcuno da odiare. Sempre. Altrimenti, che ci sta a fare la bile nella cistifellea? Altrimenti come facciamo a riappacificare la rabbia e l’amore? Esiste la pace? Altrimenti a chi potremmo mai dare la colpa per le cose che ci fanno capire che siamo fottuti e che è ormai troppo tardi per tutto? Il Signor Armando esce dalla macelleria e si siede fuori, al sole, accanto all’anziana signora Graziella che gli sorride nella maniera più dolce, intima che ci possa essere tra un macellaio cinquantenne, sposato felicemente, e l’anziana cliente novantenne che è segretamente (ma non troppo) innamorata di lui. Certe cose succedono. Le mosche verdi ronzano sul sangue ch’è colato dal camion che ha appena scaricato l’ultimo pezzo di carne da appendere in ghiacciaia. Nel piccolo paese i negozianti mettono le sedie di lato all’uscita per lasciar che gli anziani clienti ciappettino. È una bella usanza. Fa caldo. Passano tanti camion davanti alla macelleria del signor Armando. Dalla radio proviene la voce di Nicola di Bari che ha il cuore che è uno zingaro e va. Davanti alla macelleria ci sono solo 2 sedie. Al signor Armando urta il fatto d’avere gente davanti alla vetrina. Armando ama sbirciare la vita che scorre in strada.  Sorridere ogni tanto a Graziella che gli fa tenerezza. Un uomo sa quando una donna prova qualcosa per lui, specialmente quando lui prova null’altro. Bizzarramente anche Caterina canta proprio in quel momento: “…la tenerezza che non ho, la comprensione che non ho…” Graziella sembra arrabbiata, ma non si sa con chi. Poggia “casualmente” la mano fredda sul ginocchio di Armando. Chiede: “Oh, Armando, che bellissima giornata per andarsene vero?” Armando chiede dove. Lei risponde con una risata da bambina che nasconde la rabbia: “Via, ovunque, no?!” Agli sguardi civettuoli che s’incrinano sotto le rughe profonde dell’ultimo strato di pelle di carta-velina Armando ormai s’è abituato. Sorride. Ma certo, risponde distrattamente. Nicola di Bari continua a cantare il cuore è uno zingaro e va. Finché troverà il prato più verde che c’è. Raccoglierà le stelle su di sé. Graziella s’alza, gli fa pat pat sulla spalla dicendo: “Allora io vado. Ciao Armando”. E poi si butta sotto il camion.

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