Turno serale

Ci sono cose che si decidono, checchè se ne dica, come quando si decide d’andare a destra o sinistra. Già; si può decidere di cambiare il corso della propria vita e di quella degli altri. Essì! Checchè se ne dica, si può fare. Prendi e decidi. Però… cosa succede se uno, oltre a non sapere dove portano la destra e la sinistra, non sa nemmeno dove stanno destra e sinistra paragonate alla direzione giusta in cui dovremmo andare? La prospettiva cambia anche solo se ti volti a guardare la tua ombra. Ti giri e la destra diventa sinistra e viceversa. Ecco. E allora mica è più così facile dire: “si può decidere”. Siamo tutti i fighi a dare istruzioni sulla risoluzione delle vite altrui e poi, alla fine, non sappiamo nemmeno noi dove cazzo andare. E vabbé. Io, invece, lo so dove voglio andare. Sono venuta via dalla campagna settimane fa e ora sto in questa città un po’ asfissiante, lo ammetto, ma è dove volevo essere. Non c’ero mai stata qua. Ma è qua che volevo venire. Volevo vedere ciò di cui tanto si parla da dove vengo. È importante sapere dove si vuole essere, quando ci si ferma a pensarci. Sto qua al buio e penso che fa un freddo boia, ma non fa niente. Quando aprono la porta m’arriva un po’ di luce. Mi vien da ridere ogni volta che vedo la porta aprirsi perché la prospettiva è bizzarra, dal basso. A volte penso che sia il momento giusto. Poi, puntualmente, vengo delusa. Non fa niente. Prima o poi sarà anche il mio turno. E qua sto, ora, davanti alla porta. Sento i bambini che chiedono qualcosa. Sento la voce ovattata di lei che risponde da lontano. Quando lei ha aperto la porta, sono stata felice, credimi. Felice come non mai perché avevo sentito, da qua, cosa avrebbe cucinato stasera. La voce era un po’ ovattata, certo, ma quello che ha detto era chiarissimo, per me: zuppa di carote e zenzero. Checcazzo, stasera finalmente mi toglie da ‘sta merdosissima vaschetta di plastica assieme alle altre che mi stanno tutte addosso, maledettalloro. Stasera, senza di me, checcazzo, non ci può essere la cena!

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