Senza fuochi d’artificio

Serafino Serpajanca li trafficava pure lui, gli esseri umani. Qualcuno, bevendo il Crodino in piazza, ne parlava ieri, quando si discuteva degli immigrati che continuano ad arrivare, incessantemente, in paese. Qualcuno diceva che ora sembra chissà quale orribile crimine, ma, da sempre, la gente ha trafficato altra gente schiavizzandola e usandola. Qualcuno annuiva e ha pure cercato di fare la lista: i romani, gli americani, poi di nuovo i romani e gli americani… e vabbé, poi s’è fermato là perché degli schiavi lui non sapeva un cazzo e doveva andare a comprare il pane. A Serafino lo chiamavano Serpajanca perché s’era sempre distinto per il suo atteggiamento altezzoso e infido, come tutti i fascisti che non erano stati obbligati ad esserlo. Lui l’aveva scelto. Teneva ancora il busto di Mussolini sul comò; che la notte, sua moglie Maddalena, quando prendeva il pisciaturo per fare le sue cose, si stizziva proprio a farla davanti al duce. Ma guai a dirlo a Serafino che, alla prima discussione, tirava fuori il ribbotto a due canne pronto a fare fuoco su chiunque non la pensasse come lui. S’era arricchito prima, durante e dopo la guerra contrabbandando cioccolato, sigarette, elastici, calze di seta e tutto quello che mancava al mondo, in quel momento. Dopo la guerra, nel ’48, quando l’Italia era ancora tutta da rifare, comprò uno dei primi Ape Piaggio a 170.000 lire. Era un’investimento, disse a Maddalena. Per ogni fascista che portava oltre il confine, a Ventimiglia, si prendeva 100.000 lire. Ad ogni viaggio ne prendeva 3. Uno seduto accanto a lui, davanti, e due stipati dietro, come i maiali che ammazzavano a Natale. Partiva da Montesarchio di mattina presto. Raccattava i 3 uomini a Torrecuso e poi s’avviavano verso il Nord. Ci mettevano 3 giorni all’andata. Arrivati a Ventimiglia, li portava su, in alto, nei boschi che profumavano la Costa Azzurra. Poi tornava giù verso il mare, più veloce della luce, per stare con Ginetta che pensava d’essere, pure lei, l’unica donna della sua vita. Maddalena e Ginetta morirono prima di lui. Lui morì da solo, a ottantanni, per un’overdose di Aulin, senza odio e senza infamia. Senza fuochi d’artificio. Come un normalissimo trafficante di esseri umani.

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