Uno bravo davvero

Dicono che non l’hanno voluto vedere. Che uno come lui, di quella famiglia, di quell’estrazione sociale, una cosa come quella non avrebbe dovuto farla. Che se ne poteva parlare. Che loro avevano le conoscenze e, magari, potevano farlo trasferire altrove, se riteneva che i commilitoni lo trattassero male. Mah… Dicono che lo stereo andava a palla, trasmettendo solo gli Status Quo che urlavano “In the army now” e i Culture Club che sussurravano “Do you really want to hurt me”. Solo quelle due canzoni. Deve averci messo un po’ a registrare quella cassetta. Dicono che la vergogna era tanta, troppa, quando i Carabinieri l’hanno trovato su, in cima alla collina che sovrasta il Parco del Valentino. Dicono, dicono… Dicono tante cose. Lui non ha detto niente. Mai. Sempre fatto il bravo. Ha studiato sapendo che avrebbe ereditato l’attività. Lui era uno bravo. Dopo la laurea ha dovuto fare il servizio militare. Che all’epoca era ancora obbligatorio. Dicono che non avesse mai mostrato insofferenza, anzi. Lui è sempre stato uno bravo. Forse bisogna stare più attenti a quelli che sono “sempre bravi”. Perché, forse, “sempre bravi” non lo sono mai e soffrono a far finta d’esserlo. Dicono che una signora che portava il cane a fare la pipì, invece di portare il cane a fare la pipì, s’è affacciata al finestrino della macchina che, secondo lei, era strano che una bellissima mattina di luglio, come quella, ci fosse nebbia nell’auto e non intorno all’auto. Poi s’è resa conto che l’auto era accesa. Che dal tubo di scappamento non usciva niente perché al tubo di scappamento era attaccato un altro tubo di plastica ch’entrava in auto dal portabagagli. Dicono che la signora ha cercato d’aprire la macchina, senza riuscirci perché ha intravisto il suo corpo steso. Quando i Carabinieri sono riusciti ad aprirla, quella macchina di merda, il suo braccio è scivolato fuori. Aveva poggiato gli occhiali sul cruscotto. Indossava la t-shirt rossa con Snoopy. Sorrideva, dice la signora. Che i morti, quelli che davvero non ce la fanno più, quelli che qua non ci possono restare perché gli hanno fatto tanto male, sorridono. Come quando si parte per le ferie d’agosto dopo un lungo anno di lavoro, finalmente.

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