Delle cose che si chiedono… e si ottengono.

Punta la chiave verso la porta e, a colpo sicuro, senza guardare, l’infila nello stomaco di Majani che, con un sorriso divertito, abbassa la testa e con voce roca sussurra attraverso i baffi: “Ignà, la pistola è un po’ più in alto… Vorresti, per caso, vedere il grilletto?”

Un urlo di tre secondi e via, lo spavento viene sostituito dall’incazzatura mentre la chiave vola nel buio, verso il gorgoglìo della fontanella che sta davanti alla statua della Madonna di Santamariammare che guarda verso il cielo, dove si stanno radunando le stelle. La risata del Maresciallo s’intrufola tra alberi di limone. Don Ignazio gli dice ch’è un cretino, che si metta a cercare la chiave con lui, per favore, che non ha tempo da perdere e che, la prossima volta, faccia la grazia d’avvisare, prima di spaventare!

“Scusami davvero ma già scavalcare quel muro non è stata cosa facile, dai…!”

“E chi te l’ha chiesto?!” risponde acidamente il prete.

“Tu” dice semplicemente il maresciallo, fermandosi. Sono entrambi in ginocchio. Stanno cercando la chiave che Don Ignazio ha scaraventato via per lo spavento. Si ferma anche il prete. Sospira. E non solo perché ha trovato la chiave ma perché, a volte, davvero, non s’ha bisogno di parole.  

“Entra”

Daniele lo segue dentro in silenzio, guardandosi intorno. Non è mai stato là. In chiesa, in canonica, nel giardino, sì… in casa d’Ignazio mai. Osserva tutto. Cerca segni. Segni che gli dicano che non è cosa. Che gli spieghino perché, quando è andato via dal sagrato, incazzato come una biscia, ha comunque deciso di tornare indietro e scavalcare quel muro per aspettarlo davanti alla porta. Lui cerca le risposte di mestiere. “Accomodati” gli dice. Lui s’è già spaparanzato sul divano. “Come non detto…” continua il prete. “Vuoi bere qualcosa?”

“No, grazie. Siediti, per favore. Hai detto che se ne doveva parlare. Parliamone e poi andiamo avanti che ho un omicidio da risolvere e mi sa che lo dobbiamo fare assieme.”

Il prete inizia a sudare. È proprio vero che, a volte, bisogna stare attenti alle cose che si chiedono perché, Dio o chi per lui, quelle cose può darcele e noi, poveri illusi, potremmo non essere capaci di gestirle.

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