Penelope no…

Fatti tre scalini del sottopassaggio, sente chiamarla. S’erano appena salutati. Si ferma di botto. Tenendosi allo scorrimano, si volta a metà: “Si?” Forse ha dimenticato qualcosa? Pensa al culo stratosferico dell’altro giorno. Scesa dalla 91, prende il collegamento e, culo dei culi, una donna entra chiedendole: “Ma è mica suo questo?!” Pensa te…  Checculo… Istintivamente la mano va nella tasca dei jeans che avvolgono le cosce cinquantenni. No, dimenticato nulla.  Lui esita. Lo vedi quando qualcuno esita temendo la tua reazione. Esita. Lei sospira aspettando i secondi che li separano da: “Sei diventata crudele, sai?”. Stringe un po’ di più il corrimano riascoltando mentalmente quelle quattro parole. A volte non c’è bisogno di essere sul punto di morire per rivedere la propria vita. Si rivede. Rivede il video che ha appena finito, con le sue foto da bambina fino alla donna ch’è oggi. Si rivede ridere con lui, anni prima. Si rivede insegnargli ad apprezzare il Riesling e Thelonious Monk. Vede lui che, mezz’ora prima, ha confessato d’essersi torturato l’anima ricordando quelle risate, le notti d’afa gentile passate a parlare, stare bene… con lei. Onestamente, l’ha sempre sospettato, ma pensava fosse il suo ego che si tuffava nella solita autostima femminile. La vita è strana. Le viene in mente Fossati: “Non chiudo la partita perché non mi va….” La chiuse lei, di suo. Che non si chiama mica Penelope, lei. “Sei diventata crudele, sai? Non lo ricordavo.” Non è la prima persona che glielo dice. Rammenta di nuovo Fossati: “Del mio ricordo fanne un po’ quel che vuoi tu…” Già, ne farà quello che fanno tutti. Lo terrà dentro per quando litigherà con l’altra. Abbiamo tutti bisogno di qualcosa di “non successo” da rimpiangere quando la realtà ci mangia l’anima intingendola prima nel rimpianto. Come le patatine del McDonald’s nella maionese, no? Lascia il corrimano. Rifa i tre gradini in salita. Lui indietreggia, spaventato. Poi si ferma, perché lei sorride divertita. Pensava mica lo menasse? Maddimmite… Si solleva in punta di piedi, avvicinandoglisi. Accosta la bocca al suo orecchio. Sospira lentamente. Non fa freddo, ma lo sente tremare. Gli appoggia una mano sul petto, che ha iniziato a muoversi più velocemente, sussurrando: “Non con te…”

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