Bellissimamente

C’era una volta una principessa che abitava in una baracca vicino al mare. La notte i topi uscivano dalle fogne e, scotoliàndo le lunghe code senza peli nelle pozzanghere sozze e maleodoranti mentre attraversavano le strade, s’addentravano tra le baracche. Uno ad uno, passavano sotto le lamiere per andarsi a riscaldare tra le coperte dei lettini dove dormivano i bambini e i neonati. Che gli adulti li sentivano e si svegliavano, se saltavano sui loro letti. Mentre i bambini no. Che i bambini, fino a una certa età, non lo sanno mica quanto sono infami i topi. La principessa che, non so se l’ho detto, si chiamava Beatrice, era una bambina ina ina. Quella notte arrivò una zoccola grossa come uno stivale misura 45 del padre che non aveva. La madre faceva la prostituta e a casa, nella baracca con lei, non c’era. Le aveva detto: “io torno, va bene? tu chiuditi dentro e dormi”. Che uno, certe cose, non ha bisogno di spiegarle. Beatrice s’era tuffata da poco nel letto. Mamma le aveva dato qualche biscotto e dei succhi di frutta della Lidl per cena. Entrò una zoccola grossa, dicevo, e Beatrice ch’era ancora sveglia si spaventò. Però lei, coraggiosa, non urlò, anzi! Lanciò alla zoccola una delle ciabatte di plastica che usava anche per andare a scuola. La zoccola non si lasciò intimorire perché sentiva l’odore di dolce che usciva dalle confezioni di succo e voleva mangiare anche lei i biscotti, no? Avanzò, dunque, sul letto sniffando a destra e sinistra con le lunghe vibrisse. Che le zoccole, si sa, non è che ci vedano bene, ma ci sentono benissimo. Sarebbe bello dire che Beatrice l’ammazzò o che arrivò mamma e la salvò. E invece no. Che lo dobbiamo imparare che, a volte, le storie non vanno sempre a finire bene, ennò. La zoccola avanzò. Morsicò Beatrice che s’ammalò d’una malattia che se la dice un bambino suona bellissimamente: tularemia. La mamma pensò che fosse solo febbre e così Beatrice morì un bellissimo giorno di settembre. Che, a volte, è meglio morire. Perché, quando la vita è una merda, le storie cambiano, ma il finale è sempre lo stesso; e pure i personaggi.

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