Rosaura

“Ora hai rotto! Non voglio fare la fila al Toys o perdere tempo online. Aspetti che mi ci metta con calma! Ok?!” urla al figlio che, per l’ennesima volta, le sta chiedendo d’andare a comprare il vestito subito, anzi ieri. I bambini di oggi vogliono tutto e subito. Che stronzata. Non è vero. Tutti i bambini, di tutti i momenti del mondo, hanno sempre voluto tutto e subito. Altrimenti non sarebbero bambini, no? E così è giusto che sia. E questi luoghi comuni, lei ch’è psicologa, li potrebbe pure evitare ma, ci sta che a te il Carnevale stia sulle palle come ai rinnegatori del Nataleeccapodannochèunammerda. Soprattutto se volevi un vestito particolare e non l’hai avuto. Quanti genitori sono consapevoli dei traumi infantili causati ai propri figli negando loro più del negabile? Macchissenefrega degli altri genitori, pensa. Io mi devo far passare il trauma da Rosaura e lo devo fare ora. Mò basta. Figlio a letto, dice al marito che ha da lavorare e va in studio a rilassarsi e ricordare. Tutte le bambine della sua classe si vestivano da principessa, sposa o checcazzonesoio: tutte gran fighe. Lei no. Lei, perché la madre non aveva soldi, s’era ritrovata con un vestito da “Rosaura”… così c’era scritto sul cartellino. Aveva gli occhi fuori dalle orbite, dalla vergogna. I vestiti delle amichette avevano la doppia sottoveste merlettata e il cerchio di plastica che gli abboffava la gonna a campana facendole sembrare appena uscite da un film della Disney. Il suo s’afflosciava sul culo da bambina vittima di menarca precoce. Quel tessuto di poliestere d’un vomitevole rosa verdognolo, poi… che non era nemmeno un rosa vero! Fumando l’ennesima sigaretta pensa che quel vestito cagoso era sicuramente la punizione d’una una vita precedente. Cerca affannosamente foto di quel giorno. Sua madre fotografava qualsiasi cosa. Una ad una, le guarda tutte. Piange. Piange perché, quella Rosaura, in realtà, era proprio bella. Non ricordava d’aver sorriso “col cuore” in ogni foto. Non ricordava l’orgoglio di averlo, almeno un vestito. Non ricordava il calore del braccio della mamma sulle spalle. I ricordi, epurati dai rancori, sono importanti. Perché spesso una Rosaura, se ricordata bene, è mille volte meglio di cento principesse Disney.

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