Ad occhi aperti

A una certa, come dicono i giovani d’oggi,  ti rendi conto che le ossa delle gambe davvero non ti reggono più.  Elisabetta Canova, Bettina per la gente di Santamariammare, sorride tra sé e sé pensando che si sente come un domino che ha fatto andare il primo pezzo da un bel po’ e che continua a buttar giù pedine, doloretto dopo doloretto, senza fermarsi. Non ricorda nemmeno più come si sentiva prima dell’artrosi. Le pare d’averla avuta da sempre. Settant’anni suonati e una vita trascorsa a guardare il mondo dal balcone della casa di famiglia che affaccia su Piazza Boselli. Non ha lasciato quella casa nemmeno quando s’è sposata. Da quelle stanze son passate tante anime. L’ultima, quella che chiuderà la porta, sarà la sua. Non dorme mai di pomeriggio, da sempre. Le sembra di sprecare tempo prezioso dormendo. Così s’accomoda in veranda a leggere per ore e ore. Adora leggere. È stata in tutto il mondo, leggendo. Questo libro però, “L’eleganza del riccio”, non riesce a finirlo. Onofrio gliel’aveva regalato poco prima di morire dicendole che gli ricordava incredibilmente la protagonista; che sembrava tanto ‘na sciattona analfabeta e, invece, conosceva gli scrittori russi, la filosofia giapponese e avrebbe dato dei punti ai più grandi professori. “Mi sono innamorato di te perché non devi far vedere che sei tosta, per essere tosta. Lo sei e basta.” Certi mariti Dio non se li dovrebbe prendere prima del tempo. Sospira socchiudendo gli occhi. Dei ragazzini stanno facendo casino davanti alla fermata del bus. Sarà stato il sole, l’ora, la musica degli stereo portatili poggiati sul muretto della piazza… fatto sta che viene improvvisamente ribaltata indietro, nel passato poco recente. Si ritrova in un pomeriggio d’autunno, adolescente, a rubare un pezzo di vita a due persone. Si ritrova alla finestra ad osservare fuori distrattamente e involontariamente, questo è vero, assistere al primo bacio tra la sua migliore amica, Felicina e Marisa Soziano. Gli occhi strabuzzati, si dimenticò di respirare fino a quando Marisa e Felicina ripresero a parlarsi. La prima cosa che pensò fu: “Devo proteggerle. Qua succede un casino se ‘ste due cretine non vanno da qualche altra parte.” Gli occhi, a volte, bisogna davvero tenerli aperti.

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